Un cuore che batte!
Ecco il quarto (credo) ormai ho perso il conto, appuntamento con il blogger Andrea Venturotti di A free word. La sua pubblicazione è stata leggermente posticipata, causa problemi tecnici, ma non vi preoccupate avverrà presto, non vi lasceremo soli.
Per il momento se ne avete voglia gustavi UN CUORE CHE BATTE!
Buona lettura!
Per il momento se ne avete voglia gustavi UN CUORE CHE BATTE!
Buona lettura!
UN CUORE CHE
BATTE
di Giulia De Nuccio
Si
era finalmente seduta per la prima volta su quella sedia. L’aveva scelta
personalmente come il resto dell’arredamento. Scrivania in cristallo liscio,
armadio con antine in vetro e divano in pelle marrone con cuscini colorati. Era
così che aveva sempre immaginato il suo ufficio.
La
porta in vetro era chiusa, le scritte si leggevano al contrario, ma poteva
distinguere chiaramente ogni singola lettera sulla targa ottonata.
Rimase
seduta sulla sedia ancora un po’, guardò i pochi appunti che aveva lasciato
sulla scrivania, poi rivolse lo sguardo altrove. Era pronta!.
***
Era
il primo giorno da specializzanda, si sentiva sicura, aveva studiato e aveva
fatto pratica con suo papà. Avere un medico come padre era sempre stato un
vantaggio per Alessia, niente la spaventava e aveva già le idee chiare. Quando
si faceva male da piccola non piangeva come le altre bambine, guardava con
attenzione la ferita, controllava la gravità della lacerazione e poi si
rifugiava tra le braccia di suo papà, che con perizia e tranquillità le
spiegava cosa doveva fare per la medicazione, come fosse un atto d’amore nei
confronti del suo corpo. Era una bambina
intelligente, aveva la medicina nel sangue.
Varcò
la porta dell’ospedale universitario di Tor Vergata, si sentiva lievemente
osservata, ma in fondo le Star amano la celebrità. A volte peccava di modestia,
ma era il suo punto forte oltre al suo cognome.
Suo
padre era stato un ottimo cardiochirurgo, le aveva senza dubbio spianato la
strada, ma lei era stata così abile da portare avanti egregiamente il nome dei
Gabelli.
“Buongiorno
dottoressa Gabelli! Sono il suo tutor, il Dott. Conti. Mi segua i suoi colleghi
sono già arrivati”.
Alessia
si sentì punta nel vivo, non era mai stata puntuale, ma sentire il suo tutor,
che per altro conosceva per fama, rimarcare il suo ritardo non le piaceva
affatto.
Arrivò
davanti ai suoi futuri colleghi, persone con le quali avrebbe condiviso ore e
ore di lavoro. Li guardò attentamente, voleva memorizzare ogni piccolo
particolare dei loro volti, i rivali vanno sempre studiati.
Il
primo giorno fu un grande successo, ma i suoi colleghi la odiavano nel
profondo. Aveva ottenuto ben due operazioni da assistente, mentre altri avevano
controllato analisi dei pazienti, cambiato cateteri e consigliato qualche cura
banale come riposo e tanta tranquillità.
Era
immersa nei suoi pensieri, stava pensando a come aveva suturato bene, ai
complimenti del suo tutor e a come lei sarebbe stata presto una persona
importante, quando una voce la distolse da quel paradiso chirurgico.
“Vita
facile Dott.ssa Gabelli!” disse Rebecca una sua collega.
“Non
credo proprio Dott.ssa Abate!” rispose Alessia piccata.
“Non
tutti hanno un nome come il tuo!”
“E
quindi? Io ho lavorato sodo e di certo non metto vestiti scollati!”
“Beh
ognuno usa le armi che possiede Dott.ssa Gabelli”
“Armi?
L’unica arma che conosco è la chirurgia! Vedi dottoressa Abate, due belle tette
di certo non fanno un chirurgo, ma due belle e forti mani forse si!”
“Non
è finita qui!” disse Rebecca infuriata.
Era
ufficiale, la odiava! Era la prima specializzanda che aveva notato, d'altronde come si faceva a non notare un
tacco dodici e una quarta di reggiseno ben in mostra.
Alessia
non si sarebbe nascosta dietro il suo nome, nessuno l’avrebbe mai più tacitata
in quel modo.
Tutto
sarebbe andato come lei aveva previsto.
I
giorni seguenti, passarono velocemente, sembrava andare tutto bene.
“Dott.ssa
Gabelli, nel mio ufficio per favore!” disse il Dott. Conti.
“Certamente!”
Alessia
entrò nell’ufficio del suo responsabile, non ci era entrata spesso, ma quella
volta aveva una sensazione strana, qualcosa era cambiato, persino i muri
sembravano dirle “Sei nei guai”.
“Dott.ssa
Gabelli, lei ha un nome di tutto rispetto e sinceramente ne è proprio degna.
Sta effettuando un ottimo lavoro, ottenere due operazioni il primo giorno non è
da tutti. Però si ricordi che il lavoro di squadra fa la forza, qui a Tor
Vergata siamo abituati così.”
“Dott.
Conti mi scusi non capisco, io lavoro in squadra!”
“No
Dott.ssa Gabelli, lei lavora da sola, lei comanda una squadra, sappiamo bene
che lei è un leader nato, ma vede un vero leader ascolta, osserva e agisce.”
“Me
ne ricorderò Dott. Conti”. Disse Alessia con un misto di rabbia e orgoglio
ferito.
“Così
mi piace, adesso torni al suo lavoro, il suo turno non è ancora finito!”
Uscita
dall’ufficio di Conti Alessia era furiosa, sapeva benissimo chi aveva
spifferato tutto, ma le sfide le piacevano e niente l’avrebbe fermata. In fondo
anche lei era una donna competitiva perciò la guerra era aperta!
Non
avrebbe mai più dimenticato quella conversazione, non avrebbe mai più permesso
a nessuno di trattarla in quel modo. Alessia Gabelli non era una perdente.
Entrò
nello spogliatoio degli specializzandi per cambiarsi e mettersi il camice. Mentalmente
ripassava la giornata che avrebbe affrontato. Chiuse lo sportello e lei era lì.
“Dottoressa
Abate, ho sentito che oltre alle tette ha altre doti nascoste!”
“E’
una proposta Gabelli?”
“Ti
piacerebbe ammettilo! Ma no direi che è più un avvertimento, mai sottovalutare
il proprio avversario!”
“Conti
ti ha fatto un bel lisciabusso! Te lo meriti!”
“Ciò
che merito o non merito non è affar tuo Abate! Ciò che conta è il risultato!”
“Gabelli,
ricordati che non sei l’unico bravo chirurgo qui dentro!”
“Ah
si? Vorresti dire che tu..ma per favore!”
“Io
ho ottenuto il massimo dei voti e oggi opero con Conti!”
“Chissà
come hai ottenuto tutto questo!”
“Con
l’impegno Gabelli, non godo certo di un nome come il tuo!”
“Senti
Abate, mettiamo in chiaro una cosa, io mi chiamerò pure Gabelli, ma sono brava
quanto te e anche più di te!”
“Ah
si certo, in ogni caso il paziente della tre oggi è mio!”
“Come??
Dovevo operare io il paziente della tre! Quel cuore era mio!”
“Spiacente
Gabelli, sei arrivata tardi!”
Alessia
uscì dallo spogliatoio con i nervi talmente tesi che dovette appoggiarsi alla
parete, respirare profondamente e andare verso l’ufficio di Conti.
“Adesso
mi togli anche le operazioni? Come ti permetti? Io sto lavorando sodo e si sono
anche egocentrica, ma mi sto spaccando la schiena qui dentro!”
“Dottoressa
Gabelli, sono sempre il suo tutor ed io decido chi deve operare e chi e no e
lei non è l’unico bravo chirurgo qui dentro!”
“Infatti
sono la migliore e tu lo sai!”
“Sei
la migliore, ma non l’unica!”
“Il
paziente della tre, ha bisogno delle mie mani ferme, non di una quarta di
reggiseno ingombrante!”
“Adesso
basta Gabelli, esci fuori da questo ufficio e torna quando ti sarai calmata! Ti
consiglio di farlo presto, i tuo pazienti hanno bisogno di te!”
Alessia
uscì sbattendo la porta, era furiosa!
Nessuno
poteva trattarla così! Passò la giornata con le poche cose che le erano state
assegnate, ma non le piaceva affatto essere stata messa nell’angolo. Il giorno
dopo l’avrebbe fatta pagare a quell’infame dell’Abate.
“Dottoressa
Abate, non le conviene mettersi contro di me, sono molto più forte!”
“Ah
si? Non pensavo che ci fosse una gara!”
“Infatti
non c’è.. sarebbe impossibile!”
“Senti
Gabelli io sto solo facendo il mio lavoro, le operazioni non le decido io,
sarai anche brava, ma per favore scendi da quel piedistallo!”
“Abate
sei proprio una stronza!”
“No
ti sbagli Gabelli, la stronza qui non sono io! Sei talmente presa dal tuo ego
che non sei capace di imparare dagli altri!”
“Io
so già tutto!”
“E’
qui che ti sbagli! Si impara sempre da tutto!”
Rebecca
si voltò e se ne andò, la lasciò da sola, immersa in quelle parole.
Alessia
continuava a pensare a ciò che l’Abate le aveva detto, per la prima volta nella
sua vita aveva avuto un dubbio, per la prima volta si era sentita insicura.
Stava
forse diventando debole? Era arrivato il momento di essere un vero leader.
***
Seduta
sulla sua sedia, guardò ancora una volta la targa davanti a sé. Ottonata, con
scritte intarsiate a mano e color rosso. ALESSIA
GABELLI primario di cardiochirurgia.
Guardò
un'ultima volta l’unica foto che aveva incorniciato e messo sulla sua
scrivania. Una Rebecca sorridente e amichevole sembrava che le dicesse di
andare.
Si
alzò, si diresse verso la porta. La porta si chiuse alle sue spalle e la sua
targa splendeva alla luce del sole.

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