Recensione "I cento ritratti" di Francesco Montori
Recensione “I cento
ritratti”
di Francesco Montori
di Francesco Montori
A cura di Giulia
De Nuccio
Quanti di noi non hanno mai sognato di essere
qualcun altro? Oppure hanno desiderato di essere nei panni di qualcun altro o
di qualcos'altro per percorrere una strada più semplice. Mi viene in mente una
frase tipica di chi soffre per le difficoltà della vita: “Vorrei un giorno
rinascere gatto, così posso pensare solo a mangiare, dormire e giocare!”.
Ogni giorno indossiamo maschere diverse, quella del
lavoratore speciale, del genitore, oppure della persona con senso civico;
cerchiamo sempre di avere un “ritratto” personale che ci rappresenti. Vediamo
il mondo sotto punti di vista differenti a seconda del luogo dove viviamo, di
chi siamo e con chi ci rapportiamo; sono le sfaccettature della vita che ci
portano ad essere sempre persone diverse.
Con grande entusiasmo ho deciso di leggere “I cento
ritratti” (auto-pubblicazione) di Francesco Montori che la Nativi digitali edizioni mi ha
gentilmente inviato.
Francesco è un autore bolognese che spazia dalla
recitazione alla scrittura. Questo è il suo primo libro e ha deciso di farlo proprio
come se fosse una piccola sceneggiatura teatrale. Quando l’ho letto ho
immaginato le varie situazioni e ho pensato proprio al palco di un teatro,
luogo che conosco abbastanza bene e mi è caro...
Si tratta di un libro composto da cento racconti
tutti diversi fra loro, nella trama, nei protagonisti e nel tempo. La
particolarità è che cambia spesso anche lo stile di scrittura, nonostante
l’autore sia sempre il medesimo. Ci sono storie dove il protagonista è uno
zaino, un cinghiale, un bambino, un adolescente scapestrato, una donna, un
uomo; insomma sono racconti scritti da
svariati punti di vista, la linea sottile che li unisce però è sempre una
particolare atmosfera tragico-comica che non si spezza mai.
Ci troviamo di fronte ad un piccolo spazio dove la
realtà si fonde con la fantasia, dove i cinghiali riflettono sulla parola
“fiancata”, poi si torna alla realtà con un universitario orgoglioso che non
vuole prendere 18... Insomma è un mondo “onirico” dove tutti hanno il loro
momento di vita senza alcuna distinzione di genere.
Come prima esperienza di scrittura è sicuramente
interessante. Mi ricorda il famoso libro che viene utilizzato dall’attore in
erba per fare i primi passi nel campo teatrale, ovvero “Esercizi di stile”di
Raymond Queneau (in questo testo si racconta la stessa scena ambientata su un
autobus in novantanove modi diversi).
“I cento ritratti” è una sorta di esercizio di
stile, dove i personaggi però sono diversi fra loro senza nessun collegamento
se non le situazioni tragico-comiche in cui spesso si ritrovano. A mio parere sarebbe stato meglio ridurre la
quantità di racconti e trovare un filo conduttore più preciso tra le varie
storie.
Che dire ancora?
La fantasia non deve mai essere sottovalutata, a volte potrebbe superare
la realtà.
Un saluto “fantasioso” a tutti.
La vostra blogger,
Giulia

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