Il ritrovo degli inutili Paola Camoriano Tunuè
IL RITROVO DEGLI INUTILI
Le “storie di vita” sono sempre state la mia passione, forse perché è
più semplice immedesimarsi in esse.
Ciò non vuol dire che siano banali o piene di luoghi comuni, bensì che
riguardano molti di noi poiché spesso hanno almeno un punto in comune con il lettore.
Ultimamente ho dedicato la mia attenzione a una novella grafica molto
pittoresca e piena di “storie di vita”, si tratta di “Il ritrovo degli inutili” di Paola
Camoriano edito da Tunuè.
Elettra, la protagonista, è una ragazza alla soglia dei trent’anni che
si confronta in continuazione con la sfilza di lavori precari e non edificanti
che purtroppo la società offre sempre più frequentemente.
Quando però Sornione (suo zio) muore, Elettra si trova ad affrontare
una serie di scoperte e di scelte che le cambieranno inevitabilmente la vita ed
insieme ai suoi amici affronterà questa nuova avventura… soprattutto insieme ad
una zia spumeggiante con la sua cucina compulsiva!
Non voglio raccontare troppo perché “Il ritrovo degli inutili” è il classico libro da “assaporare” con calma anche con un
pizzico di spensieratezza, ma soprattutto con la curiosità più sincera che c’è
in ognuno di noi.
Nonostante i personaggi siano ormai adulti, si percepisce una
leggerezza con cui a volte la vita dovrebbe essere affrontata e l’incoscienza
positiva che contraddistingue la giovinezza.
Per me non è semplice raccontare questa storia perché più che dalle
parole sono stata attratta dall’atmosfera stessa del racconto. Non solo l’arte
e la musica in particolare la fanno da padrone ma uniscono e non dividono come
fossero ottimi alleati. Inoltre i colori tenui e acquerellati mi hanno fatto
sentire protetta e quasi completamente parte della storia, come se
l’ambientazione fosse stata anche la mia “casa”. Non è semplice utilizzare gli
acquerelli per colorare poiché non solo è difficile abbinarli ad una giusta
atmosfera (quindi comunicare esattamente la sensazione desiderata) ma anche
perché, nel panorama fumettistico italiano, spesso il bianco e nero sono
preponderanti. In questo caso i colori
sono stati utilizzati da Paola in maniera precisa e sapiente.
Un ultimo consiglio che mi piacerebbe darvi è di prestare attenzione
alla “guest star” del fumetto ovvero il gatto “Pagnotta” protagonista di molte piccole
rocambolesche avventure; quando leggerete il libro capirete il motivo di questo
mio particolare consiglio!
Ah, dimenticavo! Sono riuscita ad incontrare Paola in una fiera di
settore e qui, grazie alla sua gentilezza e disponibilità alla conversazione,
le ho proposto qualche domanda da aggiungere al mio articolo e Paola ha
accettato di rispondere molto volentieri!
Qui riporto le mie domande e le sue risposte.
Domanda nr. 1:
Parliamo un po’ di animali, precisamente del gatto
“Pagnotta”. Nel tuo fumetto Pagnotta ha un ruolo secondario ma è sempre
presente e si fa conoscere molto bene. Sembra però che esista veramente, hai
anche tu un gatto birichino come Pagnotta?
Di gatti sensitivi
come Pagnotta c’è solo lei!!! Sicuramente Pagnotta ha molto in comune con la
mia miciottona Vanilla, sia nell’aspetto (Pagnotta è la sua versione
extralarge) che nel carattere: sempre presente e chiacchierottina (i suoi
“miacu” “miak” “purrrrrr” sono di Vanilla…), ma anche molto indipendente e
intraprendente. Io e Vanilla siamo proprio in simbiosi da ormai 14 anni!!! È
stata la mia prima gatta. Le fanno compagnia i due micioni Timoteo e Camillo, e
da un anno la cagnolina Juno. Ma la contessina di casa rimane indiscutibilmente
lei!
Il mio libro l’ho
dedicato al mio micione bianco Elliott e al mio primo cagnolino Artù, mancati
nell’anno di realizzazione del libro. Compaiono in tutto il racconto, anche in
copertina, come presenze silenziose e
indimenticabili, osservano i personaggi, si accucciano vicino a loro. Senza
però alcun bisogno di interagire con i personaggi, oltre il tempo e lo spazio.
Domanda nr. 2:
Forse è una domanda un po’ banale, ma mi piacerebbe comunque
farla. Quanto c’è di te nel tuo fumetto? Elettra potrebbe essere una Paola del
passato?
C’è assolutamente una
serie di mie caratteristiche in Elettra, soprattutto della me stessa del
periodo in cui ho scritto la storia. È un’appassionata di musica metal, ha
vissuto una serie di delusioni che l’hanno resa disillusa nei confronti del
mondo e di chi la circonda. Ma crede profondamente nell’amicizia, quella
concreta e tangibile, e non smette di rinunciare ai sogni e ai progetti che si
possono concretizzare. Ma c’è molto
di me anche in ogni altro personaggio, dalla passione nel fare torte ad alcune
fobie di qualche personaggio, dall’accumulo ossessivo-compulsivo di oggetti
alla pandina verde scassata con la quale Elettra viaggia e ascolta musica.
Anche la location, una terra di mezzo tra risaie e colline, è riconducibile al vercellese in cui abito. Una terra che mi provoca sentimenti contrastanti, un po’ la amo e un po’ la odio. L’ho voluta illustrare in questo racconto un po’ anche per riconciliarmi con questo posto.
Anche la location, una terra di mezzo tra risaie e colline, è riconducibile al vercellese in cui abito. Una terra che mi provoca sentimenti contrastanti, un po’ la amo e un po’ la odio. L’ho voluta illustrare in questo racconto un po’ anche per riconciliarmi con questo posto.
Domanda nr. 3:
Tutti i tuoi personaggi, pur essendo più o meno della stessa
età, hanno comunque una maturità ed un carattere diversi tra loro. Come
costruisci i tuoi personaggi? Qual è il tuo preferito?
Una cosa per me importantissima
è dedicare molta attenzione alla caratterizzazione dei personaggi, mi piace che
siano definiti, sia che abbiano una forte personalità sia che siano pieni di
incertezze e debolezze (elementi che, a parer mio, rendono un personaggio
ancora più interessante!).
Per costruire un personaggio
traggo ispirazione da molte cose: dalla realtà, da eventi o situazioni molto
personali, o che hanno riguardato amici, conoscenti o familiari (per esempio la
caratteristica di zia Serafina di aiutare i carabinieri nel raccogliere i resti
dei cadaveri sui binari del treno dopo un incidente era una particolarità della
mia cara zia Valeria). Metto un po’ tutte queste cose insieme, invento e
calibro ulteriormente.
In questi anni la mia passione per le serie americane (Lost, Breaking bad, Dexter, e molte altre) mi ha aiutato a studiare come gli sceneggiatori costruiscono le dinamiche tra i personaggi, ho così formulato un mio metodo e l’ho applicato alle mie storie.
Nel libro ho inserito diverse citazioni e tributi alle mie serie preferite, ma anche a diversi film che hanno stimolato la mia immaginazione. Lascio a voi il divertimento nello scovarli!
In questi anni la mia passione per le serie americane (Lost, Breaking bad, Dexter, e molte altre) mi ha aiutato a studiare come gli sceneggiatori costruiscono le dinamiche tra i personaggi, ho così formulato un mio metodo e l’ho applicato alle mie storie.
Nel libro ho inserito diverse citazioni e tributi alle mie serie preferite, ma anche a diversi film che hanno stimolato la mia immaginazione. Lascio a voi il divertimento nello scovarli!
Forse il mio
personaggio preferito è Corey, un punto fermo per Elettra. È l’unico tra i
personaggi che non ha fobie, non ha compulsioni. È un personaggio molto
equilibrato e rassicurante. Per la fisionomia avevo tratto ispirazione da Ryan
Gosling, uno dei miei attori preferiti. E per il nome ho scelto quello di Corey
Taylor, frontman di due band che amo moltissimo, gli Slipknot e gli Stone Sour.
Domanda nr. 4
La tua carriera è ricca di collaborazioni, ma “Il ritrovo
degli inutili” è il tuo primo progetto come “novella grafica”. Ne hai altre in
lavorazione?
Sì ho diversi progetti di
graphic novel in lavorazione, alcuni lasciati in “sospeso” ma che completerò
sicuramente, altri in fase di realizzazione. Il mio secondo graphic novel è
fresco di stampa: un importante birrificio artigianale piemontese, Birrificio
Civale, mi ha chiesto di raccontare il suo primo decennio di vita. Ho così
raccolto storie, aneddoti, curiosità e ho scritto e illustrato questa
particolarissima ed entusiasmante avventura tratta da una realtà nata dieci
anni fa. Sono molto soddisfatta del lavoro, si intitola “Civale - Dieci anni di
storie (e) di birre”.
Il prossimo anno verrà raccolto
in un graphic novel tutto il lavoro illustrativo e narrativo che realizzo in
episodi pubblicati periodicamente, ormai da un paio d’anni, per il sito di “Associazione Dedalo” di
Biella.
L’associazione si occupa di disagi adolescenziali e, in collaborazione con i loro psicoterapeuti, ho inventato e disegnato le storie di dodici adolescenti alle prese con le difficoltà interiori che li attraversano.
L’associazione si occupa di disagi adolescenziali e, in collaborazione con i loro psicoterapeuti, ho inventato e disegnato le storie di dodici adolescenti alle prese con le difficoltà interiori che li attraversano.
Un altro bellissimo progetto è
un graphic novel tratto dal “libro-tributo” su Woodstock dell’autrice e
musicista Paola Siragna. Stay tuned!
Domanda nr. 5:
Cosa consiglieresti ad un disegnatore in erba che vorrebbe
avventurarsi nel mondo dell’illustrazione e del fumetto?
Sicuramente di
iniziare a leggere e studiare dai grandi maestri del fumetto italiano,
esaminando le caratteristiche dei vari stili grafici e narrativi. I miei
maestri sono stati Gianni De Luca, Tacconi, Zaniboni, Battaglia…
Ci sono diverse scuole di fumetto molto valide che sono nate in questi anni, consiglio di cercare quella giusta e di frequentarla seriamente (non come gioco, insomma, se si vuole davvero fare del fumetto la propria professione).
Successivamente è importante concentrare le proprie attenzioni, nel tempo, a capire in quale genere si è più predisposti. In questo modo ci si può orientare a sviluppare un proprio stile grafico, in cui poter essere riconosciuti. E in questo saranno d’aiuto i maestri del genere al quale ci si avvicina: io, per esempio, durante la scuola mi avvicinai allo stile francese e dei maestri del fumetto belga. Sentivo di essere predisposta a quel genere lì, linea chiara, colore acquerellato etc… Ho così iniziato a studiare grandi autori come Juillard, Moebius, Loisel, Corteggiani e molti altri.
Ci sono diverse scuole di fumetto molto valide che sono nate in questi anni, consiglio di cercare quella giusta e di frequentarla seriamente (non come gioco, insomma, se si vuole davvero fare del fumetto la propria professione).
Successivamente è importante concentrare le proprie attenzioni, nel tempo, a capire in quale genere si è più predisposti. In questo modo ci si può orientare a sviluppare un proprio stile grafico, in cui poter essere riconosciuti. E in questo saranno d’aiuto i maestri del genere al quale ci si avvicina: io, per esempio, durante la scuola mi avvicinai allo stile francese e dei maestri del fumetto belga. Sentivo di essere predisposta a quel genere lì, linea chiara, colore acquerellato etc… Ho così iniziato a studiare grandi autori come Juillard, Moebius, Loisel, Corteggiani e molti altri.
Quando poi ci si
avventura nel mondo del lavoro bisogna armarsi di tanta santissima pazienza e
determinazione, è un mestiere complicato, fatto anche di attese interminabili,
di porte in faccia. È importante iniziare a frequentare i Saloni e le Fiere del
fumetto e dell’editoria, prendere appuntamento con i vari editor per far
conoscere i propri lavori e i propri progetti. Consiglio di imparare a fare di
tutto, dall’illustrazione, ai dipinti, alla grafica digitale. Tutto serve a
fare “palestra” e ad essere il più versatile possibile nei confronti di editori
che possono chiederti cose diversissime tra loro.
Che dire ancora?
Un saluto “pagnottoso” a tutti!
La vostra Blogger,
Giulia

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