Una tempesta di "ricchezza"... di Giulia De Nuccio


Quando nella vita non si ha più niente da perdere forse si vive in modo più considerato e forse si apprezzano di più le cose che si guadagnano giorno per giorno oppure semplicemente le si accetta perché è quello che ci si può permettere e spesso equivale al nulla più totale.

Ieri guardando il film “Io sono tempesta” mi sono trovata di fronte a due tipologie di uomini completamente differenti l'uno dall'altro. Da una parte c’era un uomo immensamente ricco, spregiudicato e tronfio del successo avuto ma allo stesso tempo paranoico e inquieto perché viveva con la paura di perdere tutto all’improvviso. Dall’altra parte invece un padre single e costretto a vivere di espedienti ma con un intelligenza, una genuinità spiccate e preponderanti; un uomo pragmatico dalle grandi speranze e con un figlio che spesso supera il padre in acume ma non in empatia.

Ad un tratto questi due mondi si incontrano e in qualche modo comunicano e traggono vantaggio l’uno dall’altro. Il ricco per esempio capisce che chi ha di fronte non ha nulla da perdere e nonostante pensi solo ai suoi interessi alla fine riesce a cambiare la vita dei poveri, quelli senza nulla da perdere appunto.

Insomma due mondi diversi, uno dettato dall’opulenza e dall’ansia di mantenere quel regime e l’altro da chi sa che se non ha niente le cose possono solo cambiare in meglio e quindi mantiene acceso quel piccolo focolaio che si chiama speranza.

Se dovessi scegliere vorrei stare nel mezzo, non perché io non sia in grado di prendere una decisione specifica, bensì perché gli estremi non mi sono mai piaciuti. Ho sempre pensato che spesso la giusta via sia quella mediana, proprio come me che sono la seconda di tre figli. Quindi vorrei essere a metà, tra chi non ha niente e chi ha tutto. Vorrei essere normale.

Che dire ancora?

Un saluto “mediano” a tutti,

la vostra blogger,
Giulia

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