Recensione "La repubblica del Catch" di Nicolas de Crécy
RECENSIONE
“LA REPUBBLICA DEL CATCH” di Nicolas de Crécy
A
CURA DI GIULIA DE NUCCIO
Qualche
giorno fa, nel mio peregrinare sulla rete, mi sono imbattuta in una casa
editrice: Eris edizioni di Torino. Mi ha colpito molto, così ho cercato i
contatti e mi sono permessa di inviare una mail di presentazione. Sono una
giovane blogger, purtroppo non per anagrafica, ma perché mi sono inserita in questo
mondo solo da un anno, tuttavia la Eris edizioni mi ha chiesto di vagliare tra
alcune proposte un libro da recensire.
Sono
stata molto felice di poter scegliere un libro particolare - ovviamente un
fumetto, mondo che mi sta affascinando ogni giorno di più - che si intitola “La
repubblica del Catch” scritto e disegnato dall’autore francese Nicolas de
Crécy.
Trama:
la novella grafica ha come protagonista
Mario, un buffo omino che gestisce l’attività di famiglia: un piccolo negozio
di pianoforti. Soffre di solitudine e vorrebbe tanto una donna con la quale
condividere la vita.
Insieme a lui c’è anche il suo unico
amico, un silenzioso pinguino che suona il pianoforte magnificamente tanto
da riuscire a farlo muovere attraverso le
strade della città suonando splendide melodie.
Un giorno la tranquillità di Mario viene
interrotta dalla sua famiglia, un clan molto potente che gestisce gli incontri
dello sport più forte al mondo: il
“Catch”, una sorta di wrestling. Inizierà una guerra per la conquista del
negozio di Mario il quale sarà costretto ad affrontarla a suo modo, ma durante
il percorso incontrerà delle strambe creature che lo aiuteranno.
Questo
libro è stato concepito dall’autore francese Nicolas de Crécy come una novella grafica giappo/francese
poiché gli è stato commissionato proprio da un editore giapponese. Il titolo
originale tradotto è “La folle sinfonia del Catch”. Se posso permettermi, titolo da “filosofia
orientale” e molto pertinente all’atmosfera del fumetto.
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| Pinguino e Mario |
E’
un libro visionario, con tavole mute che spesso dicono più di mille parole.
Il
tratto all'apparenza può sembrare veloce, forse perché come l’autore ha
dichiarato, è stato realizzato ai ritmi di lavoro giapponesi, una media di
circa venticinque pagine al mese.
Tuttavia
la scelta del bianco e nero rende la storia molto eterea e la cosa che colpisce
di più il lettore, a mio parere, è i personaggi.
Ognuno
di loro ha una caratteristica ben precisa e ciò che davvero sconvolge, per
alcuni potrebbe essere provocatorio, è che il capo dei cattivi è stato disegnato
come un bambino, ma possiede un animo adulto e decisamente criminale.
Poi
ci sono gli “spettri”, originali, simpatici e terrificanti allo stesso tempo.
Dicono
di essere deboli, falliti, quelli che il mondo considera dei reietti, ma considerano
la loro debolezza un punto di forza; fanno dei loro difetti una risorsa.
Quale
messaggio migliore da tramandare ai lettori?
Gli
spettri hanno anche dei poteri “speciali” e proprio utilizzandoli aiuteranno
Mario nella guerra contro la sua stessa famiglia. Diventeranno i suoi aiutanti
e amici, cercheranno di fargli capire che lui non è davvero solo, che ciò che
ha può farlo star bene.
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| Gli spettri che cercano di recuperare i pianoforti |
Questo
fumetto è un tripudio di fantasia e realtà, di caratteristiche stereotipate
irriverenti e tantissimi messaggi, a volte nascosti tra le immagini.
Trovo che
sia profondamente romantico e macabro al tempo stesso.
Le inquadrature sono
chiare e precise, anche sfogliando velocemente il fumetto, il lettore è in
grado di comprendere cosa sta accadendo all'interno della storia.
Tuttavia
ci sono degli elementi che sarebbero stati più lineari se il fumetto fosse meno
lungo, i personaggi sono molto forti, prendono il sopravvento e l’intreccio per un
attimo diventa secondario. Ad ogni modo
l’autore risolleva questo aspetto svelando un segreto molto importante che
riguarda uno dei personaggi principali.
Non
voglio rovinarvi il finale, ma a mio parere è stato lasciato troppo in sospeso
risultando poco chiaro. Sarebbe stato meglio esplicitare di più il messaggio
senza lasciare tutto all’immaginazione del lettore. Chi sceglierà di leggere il
libro, potrà scegliere anche la sua interpretazione.
Nonostante
ciò credo che il progetto sia davvero ambizioso, unire due mondi così diversi,
ovvero il pubblico al quale era destinato e lo stile “europeo” dell’autore, è
davvero difficile, ma Nicolas de Crécy ci è riuscito perfettamente.
Insomma che dire?
La repubblica del Catch, un
fumetto potente!
Ve lo consiglio!
Un saluto “catchoso” a
tutti!
La vostra blogger
Giulia



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