Non ti faccio niente - Paola Barbato - Piemme Edizioni
Recensione:
“Non ti faccio niente” di Paola Barbato
Edito
da Piemme Edizioni
A
cura di Giulia De Nuccio
Non
sono mai stata un’amante del macabro o dell’horror, nonostante io abbia letto
molti libri che si avvicinavano a questo genere.
Ad
ogni modo credo che ci sia qualcosa di attraente nei confronti dell’oscuro,
tutti siamo portati ad entrare dentro le nostre paure più profonde anche se non
lo vogliamo ammettere, se non altro per un senso di curiosità. Quante volte
siamo stati assaliti da flash di immagini raccapriccianti dove magari abbiamo
visto persone care morte o fatto sogni così realistici da spaventarci?
Le
paure fanno parte di noi, sono dentro ogni essere vivente e si impara a
conviverci nel momento in cui ci si rende conto di averle; alcune di esse si affievoliscono
con l’età matura, altre maturano insieme a noi e ci accompagnano per il resto
della nostra vita.
Quando
sono andata a sentire Paola Barbato
presso un evento organizzato dal “Fondo
Sclavi” in occasione dell’uscita del suo libro “Non ti faccio niente” edito da Piemme Edizioni, non sapevo cosa
aspettarmi esattamente, visto che avevo conosciuto Paola come sceneggiatrice di
fumetti e non avevo ancora letto nulla di suo del mondo narrativo.
Poi
l'ho sentita parlare, ho osservato i suoi gesti e messo a fuoco alcune
caratteristiche del suo linguaggio. Quando ho letto “Non ti faccio niente” ho ritrovato qualcosa di lei e della sua
professione di ideatrice di storie; Paola ci fa immergere in un mondo macabro
pieno di insidie e nelle paure di un genitore, soprattutto quella di perdere un
figlio o di non farlo crescere felice.
La
storia è ambientata in due periodi storici dello scorso secolo, differenti e
difficili per vari motivi. Si comincia negli anni ottanta quando un uomo
all'apparenza buono e gentile rapisce dei bambini piccoli in tutta italia; li
riporta alle loro case dopo alcune ore oppure giorni, indenni, puliti, ordinati
e contenti. Sono tutti figli di genitori assenti, distratti o disgraziati. Ad
ogni rapimento viene ritrovata una paperella gialla, piccola e divertente come
una firma, un segno distintivo.
Dopo
aver vissuto l’esperienza del distacco molti dei padri e delle madri dei
bambini rapiti cominciano a cambiare atteggiamento nei loro confronti, sono più
attenti e amorevoli.
Vincenzo,
il rapitore buono, è convinto di fare del bene e di aiutare queste famiglie, vuole
garantire così un futuro migliore ai ragazzini che altrimenti sarebbero stati probabilmente
infelici tutta la vita.
Poi
il racconto passa agli anni duemila dove i bambini sono cresciuti e alcuni
divenuti genitori a loro volta. Un'ombra legata alla loro infanzia però sembra
ricomparire, i rapimenti tornano, ma tuttavia qualcosa cambia perché questa
volta i loro figli non hanno scampo, vengono uccisi, narcotizzati e abbandonati
morti senza alcuna pietà.
Al
loro posto viene lasciata una paperella sul luogo del delitto, proprio come
faceva il “rapitore buono”, così tutti si domandano se sia la stessa persona,
se davvero quell’uomo biondo e magro, come lo descrivevano i rapiti, sia tornato
uccidendo e vendicandosi per qualche motivo...
La
scrittura di Paola tiene incollato il lettore alla pagina, anche quando si
dilunga un po’ in realtà non si vede l’ora di arrivare alla conclusione per
sapere cosa davvero succederà. I personaggi sono discretamente numerosi, ma molto
ben gestiti, elemento non facile e da non sottovalutare.
Per
tre quarti del libro tutto si compone piano piano come un puzzle, alla fine di
ogni pagina una piccola frase anticipa cosa succederà nelle successive senza
svelarne l’intero contenuto, insomma una struttura precisa e ragionata. Una cosa che mi ha colpito molto è che la
polizia ha un ruolo leggermente marginale nel libro, sono i cosiddetti civili
che tentano di intervenire e risolvere la situazione. La polizia è di contorno
e, pur arrivando alle conclusioni degli “investigatori improvvisati”, interviene solo alla fine. E’ come se il
messaggio fosse: “è la società che deve mutare totalmente, si deve mobilitare,
altrimenti nulla potrà cambiare davvero”.
Tuttavia
la narrazione si perde nelle ultime pagine dove Paola racconta ogni rapimento
dal punto di vista dell’assassino, precisazioni e ricordi a mio parare
superflui, poiché il lettore aveva già la situazione chiara.
Inoltre
nel finale io ho intravisto tre situazioni differenti, una con la fine dell’incubo
e la risoluzione del caso, una dove i protagonisti vivono un bel momento ed un’altra
che sembra lasciata in sospeso ad interpretazione del lettore. In questo caso però
a me è piaciuto molto quella che io definisco la prima situazione, quando riecheggia
uno sparo nell'aria...
Vorrei
aggiungere un'ultima nota, copertina e titolo sono veramente ben ideati,
semplici ed efficaci.
Per
finire come ho sentito in un’intervista doppia fatta a Paola e suo marito
Matteo in cui si diceva: “Paola è brava ad inventare storie che sembrano
reali”. Sono d’accordo e credo che leggerò altre sue storie.
Vi
lascio una piccola intervista che mi sono permessa di fare a Paola, che è stata
davvero molto carina e gentile.
Domanda
nr. 1:
Lo
scrittore quando decide di realizzare una storia mette sempre qualcosa di se e
volente o nolente deve entrare all’interno delle parole che realizza nero su
bianco. “Non ti faccio niente” è un progetto ragionato e preciso. E’ stato
difficile entrare in un mondo così realisticamente pauroso?
Non
ci sono effettivamente entrata perché non separo in maniera così netta il mio
immaginario dalla mia vita reale. Nel romanzo ci sono moltissime paure che mi
appartengono, ricordi, proiezioni, rivisitazioni di esperienze dirette. Vivo in
una sorta di eterno brodo primordiale in cui tutto è mescolato e si compenetra.
Domanda
nr. 2:
Come
vedrai dalla mia recensione, ho notato (sempre
a parer mio)“vari” finali, l’ultimo in particolare mi ha colpito, l’ultima
frase ovvero: “...usciva dal suo nascondiglio e si sistemava in una
posizione favorevole...Avrebbe aspettato che la cerimonia si concludesse. Fosse
solo per cortesia”
Posso
chiederti se hai volutamente lasciato un pochino in sospeso questo periodo e se
prelude ad un seguito di “Non ti faccio niente”?
Non
prelude a nulla perché per me ogni romanzo chiude il proprio circolo vitale con
l’ultima pagina, non intendo mai proseguire le storie concluse e nemmeno
riutilizzare i personaggi, per quanto mi venga insistentemente chiesto. In
questo caso specifico ho voluto lasciare a ogni singolo lettore la possibilità
di decidere una conclusione definitiva. Solo qualche giorno fa mi ha scritto
una ragazza dicendo: “Io voglio che vada tutto bene, che lei cambi idea e che
vivano tutti felici e contenti.”, e così è, per quel che la riguarda.
Domanda
nr. 3:
In
molti ti chiedono dei tuoi progetti futuri nel mondo fumetto, (che apprezzo
veramente tanto) io vorrei chiederti se ci sono altri romanzi in programma e se
saranno sempre dei thriller o ti cimenterai in qualcosa di diverso.
Scrivo,
sto scrivendo, non smetto mai di scrivere. In questo momento sto pubblicando in
progress un romanzo su Wattpad e devo proporne un altro alla mia attuale casa
editrice. Vada come vada per certo scriverò ancora e mi farò leggere ancora. I
miei temi sono quelli, la tensione, lo studio dell’umanità, la reazione
dell’essere umano in circostanze eccezionali, la paura e le mille maniere di
affrontarla. Sono cose che mi incuriosiscono e di cui non sono mai sazia. Per
questo ne scrivo.
Grazie
ancora per l’opportunità.
Che
dire ancora?
Un
saluto “barbatoso” a tutti!
La
vostra blogger,
Giulia


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