Un secolo fa... il millennio di oggi! A cura di Giulia De Nuccio
Quando ho iniziato a lavorare erano gli ultimi anni
del secolo 1900, ovvero il 1998. Se ci penso mi sembra
strano perché sono nata
nel ‘900 ma sto vivendo nel 2000.
In quegli anni ero una ragazza appena uscita
dall’adolescenza, stavo crescendo ed ero piena di ideali e speranze per il
futuro. Sognavo di avere un buon lavoro, una casa dove vivere prima da sola e
poi con il mio compagno e poi sognavo un matrimonio semplice, con pochi
invitati ma con gli amici di sempre.
Ebbene tutto questo non solo non è successo ma non
ho nemmeno la certezza che succederà. Un degrado sociale come quello che stiamo
osservando passivamente alle porte del 2020 non avrei mai pensato di viverlo...
Non parlo solo degli sfortunati Millenials che
stanno subendo le scelte sbagliate e sconsiderate di chi in passato doveva
proteggere le generazioni future e invece ha pensato solo ed esclusivamente al
proprio orticello, sto parlando di tutti quelli che pur avendo cambiato secolo
si ritrovano a vivere e soprattutto ad accettare la decadenza morale e sociale
di questo periodo.
Quando ero adolescente ero trepidante, bramavano ad
arrivare agli anni duemila e immaginavo che sarei stata una donna di successo,
ma se avessi previsto solo la metà di tutto lo schifo che mi circonda ora forse
avrei fatto delle scelte totalmente diverse. Per esempio, avrei viaggiato per
scoprire davvero posti nuovi e magari, quando ancora era possibile, sfidare la
sorte andando a lavorare in un luogo sconosciuto.
Non riesco ad accettare di vedere ora ragazzi e ragazze
veramente allo sbando che non sanno nemmeno parlare e condividere le proprie
esperienze di persona ma lo fanno solamente chattando, linkando video sui
social, vivendo quindi in una realtà che non esiste.
Non sopporto più di
accorgermi di come chi dovrebbe avere il potere e la determinazione di cambiare
le cose non lo faccia perché tanto niente sembra poter cambiare, come pensano
in molti.
Non sopporto di vedere la superficialità dilagante anche tra quelli
della mia generazione che dovrebbero dare l’esempio e invece comprano ai figli
gli Iphone da mille euro e le scarpe di Jordan introvabili (che poi, chi
appartiene a quest'epoca come può sapere chi è stato veramente Michael Jeffrey
Jordan, come icona degli anni '80 e '90 oltre che come sportivo?!).
Non esistono più i miti, i poster attaccati in
camera e la voglia di risparmiare tutta la paghetta per andare a vedere il
proprio gruppo musicale preferito oppure semplicemente comprare il libro o il
fumetto che si aspettava da mesi.
Insomma, si è persa qualsiasi tipo di rotta. Oggi
tutto è semplicemente dovuto e preteso all'istante. I ragazzi di oggi e quelli
futuri non sono in grado di capire cosa vuol dire guadagnarsi qualcosa, sono
privi di qualsiasi hobby costruttivo e non hanno nessun desiderio di realizzarsi,
vivono “alla giornata e nella bambagia” creata non solo dai genitori ma anche
dagli interessi della società che li obbliga a diventare degli esseri
“esecutori” e non “pensanti”. I Millenials ma soprattutto i loro futuri figli
ormai hanno il futuro segnato e considerano “figo” lavorare in un negozio di un
centro commerciale per dieci o dodici ore al giorno e a volte fino a notte
fonda, guadagnando spesso quanto un operaio semplice che invece di ore ne fa
otto ed ha paradossalmente una vita più regolare.Non credo personalmente ci sia una via d’uscita,
forse solo quella di andare via il prima possibile e di salvarsi da un società
che in Italia sta uccidendo qualsiasi possibilità di realizzazione personale.
E’ un articolo molto duro, me ne rendo conto, ma se
davvero voglio scrivere e voglio fare la blogger forse nel mio piccolo devo
avere il coraggio di espormi, affermare ciò che penso veramente altrimenti
rischio di finire ad essere uguale a chi critico così aspramente.
Un saluto “rammaricoso” a tutti voi!
La vostra Blogger,
Giulia

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