Per la rubrica "RACCONTI" di Parole in scatola79: Alex ed il teatro di Giulia De Nuccio

Alex aveva compiuto 18 anni e si sentiva finalmente libero. Nonostante tutti i dubbi e le insicurezze accumulate sul palco, il teatro era stato l'unico luogo dove si era sentito davvero a suo agio. Quel piccolo brivido di essere chiunque ma anche se stessi era impagabile. La scuola “Ronchi” era il suo sogno fin da quando aveva deciso di essere un attore. Tuttavia si trovava spesso davanti a quel foglio di iscrizione pieno di spazi bianchi da compilare, rimandando continuamente per paura di non farcela. Aveva provato per un attimo solo a chiudere gli occhi e immaginare la sua vita senza arte e recitazione, capendo infine che non avrebbe più dovuto indugiare. Così un giorno decise di tentare la sorte...

Incredibilmente la lettera di risposta arrivò qualche giorno dopo. Ritirata dalla cassetta della posta, per un momento esitò nell'aprirla ma poi la curiosità vinse su tutto. Poche parole ma estremamente importanti.

Siamo lieti di informarla che è stato ammesso alle selezioni per la prestigiosa scuola di Teatro “Serena Ronchi”. La invitiamo a presentarsi all'ora e alla data stabilita nell'oggetto di questa comunicazione per quanto riguarda la prima selezione.

Un sorriso smagliante gli si era stampato in viso per tutto il resto della giornata tanto che i suoi coinquilini non lo avevano sommerso inutilmente di domande, non ce n'era stato bisogno. Alex abitava a Milano da poco, si era trasferito subito dopo il liceo perchè aveva ben chiaro da subito tutti gli obiettivi che voleva conseguire. Avrebbe frequentato l'università e la scuola di teatro contemporaneamente, ce l'avrebbe fatta in ogni modo ne era sicuro. Era questo il patto che aveva sancito con i genitori quando aveva comunicato loro il forte desiderio di frequentare quel prestigioso istituto teatrale. Avrebbe dovuto superare obbligatoriamente ben quattro esami di stampo teatrale per poter così accedere infine alla scuola. Non sarebbe stato affatto semplice ma Alex era determinato. Aveva superato le prime tre selezioni abbastanza agevolmente e in poco tempo. Era stato preparato a dovere durante le lezioni del suo insegnante privato. Il quarto e ultimo esame era il più importante, quello decisivo. Per un'occasione così importante aveva pensato ad un monologo ideato per il personaggio di Jago. Nonostante fosse esattamente il contrario di Jago per carattere e indole, si sentiva stranamente attratto da quell'astuzia sibillina e sottile. Era una scelta vincente, ne era convinto.

Sarebbe arrivato in teatro circa mezz'ora prima dell'orario per l'ultima audizione. Avrebbe occupato il camerino più piccolo, ma più accogliente, e avrebbe svolto i suoi personali riti pre-spettacolo con calma e metodo, attendendo il suo turno con pazienza. Non doveva lasciare nulla al caso e, come da programma, si presentò all'orario da lui stesso deciso. Ci teneva a mostrarsi il più professionale possibile.

Era salito sul palco e si era seduto in cerchio insieme agli altri nove partecipanti. Era una delle regole precise di quella scuola: alunni ed anche esaminatori dovevano disporsi sul palco insieme, i partecipanti in cerchio seduti vicino alle “quinte” mentre gli esaminatori sempre al centro ma a bordo palco. Non era una situazione usuale nell'ambito teatrale ma Serena, la direttrice dell'istituto, preferiva così tanto che il palco era abbastanza profondo per accogliere tutti e nessuno avrebbe avuto problemi con le performance personali. Dopo qualche minuto si presentò la direttrice con la sua assistente Stefania. La voce di Serena echeggiava nel teatro come un suono piacevole e gentile nonostante la tensione palpabile di tutti i partecipanti.

“Buongiorno e benvenuti!” Esclamò Serena con un tono più neutrale e gentile possibile. Odiava terrorizzare i suoi alunni, era un'insegnante severa ma comprensiva.

“Come sapete da qualche tempo la gestione di questo teatro è sotto la mia responsabilità. Sono qui con Stefania, la mia assistente. Vi comunico ufficialmente che oggi dovrete superare un ulteriore passo per poter così accedere alla nostra rinomata scuola di teatro Serena Ronchi. Ovviamente questo varrà per chi ci dimostrerà maggior talento durante quest'ultima selezione. Vi esibirete a turni e alla fine daremo un giudizio sommario e definitivo a ciascuno di voi. Oggi è uno dei giorni più importanti per ciascuno di voi e per questa scuola. Vi chiediamo massimo impegno!”

I ragazzi cominciarono ad avere sguardi preoccupati e a parlottare fra di loro. Tutti avevano superato egregiamente le prime tre prove, ma la possibilità che alcuni avrebbero potuto non farcela all'ultimo momento stava comunque generando attrito e competizione tra loro. Alex invece cercava di mantenere la calma e di concentrarsi su ciò che doveva fare di lì a poco. L'ammissione a questo prestigioso istituto sarebbe stato il premio meritato per tutto l'impegno e i sacrifici fatti. Nonostante la sua giovane età aveva dedicato molto tempo al teatro, sacrificando spesso la sua vita da adolescente.

Era il terzo in ordine di esibizione. I primi due partecipanti erano andati abbastanza bene, ma lui sapeva di poter eguagliare quella bravura e magari superarla. Il livello era piuttosto alto quell'anno, non c'era alcun dubbio. Anche per questo motivo aveva scelto un personaggio così complicato e affascinante come Jago. Immerso nei suoi pensieri quasi non sentì la voce dell'assistente che lo chiamò.

“Alex Conti, si alzi in piedi e faccia un passo avanti”

Alex si alzò di scatto. Tuttavia si era messo in una posizione specifica, preparandosi per entrare nel personaggio scelto.

Il monologo era iniziato con sicurezza. Per evidenziare la doppia faccia di Jago aveva deciso di improntare l'esibizione su un dialogo immaginario. Jago avrebbe interloquito con un Cassio e un Otello immaginari cambiando tono e atteggiamento. Per Otello avrebbe utilizzato un tono conciliante quasi lascivo, per Cassio invece un tono più severo e duro ma sottilmente amichevole. Si stava giocando tutto con questa particolare esibizione. Ad un tratto arrivò il momento clou del monologo ovvero la scena con uno specifico oggetto di scena, un fazzoletto. Stando alla storia, secondo i piani del malefico Jago il fazzoletto era la prova del tradimento di Desdemona (amata di Otello) con Cassio; la fase finale della sua spietata sete di potere. Stava per tirarlo fuori dalla tasca... ma quel maledetto fazzoletto bianco non c'era! Dove diavolo era finito?? All'improvviso si ricordò di averlo lasciato nel camerino... lo aveva dimenticato. Come aveva fatto ad essere così stupido? Com'era stato possibile dimenticarsi l'elemento fondamentale?? Per una frazione di secondo si fece prendere dal panico e proprio in quel momento Stefania, a quanto pare un'esperta nello scovare errori e insicurezze, intervenne:

“Sig. Conti, come si suol dire, ha perso il personaggio e deduco che abbia dimenticato un importante oggetto di scena. Purtroppo, credo che la sua performance possa finire qui” Il viso di Alex si trasmutò in una maschera di terrore e si stava quasi per arrendere all'evidenza della pessima figura, ma Serena prontamente si oppose immediatamente al giudizio dell'assistente: 

“Credo che la mia collega volesse dire che la sua audizione sarebbe potuta concludersi ora. Ma un oggetto di scena può anche letteralmente non esistere. Se l'attore ne è in grado, può far si che tutti i presenti lo possano immaginare e quindi vedere! Per favore Sig. Conti riprenda pure da dove aveva lasciato, la ringrazio.”

Stefania rivolse prontamente a Serena uno sguardo torvo, non era mai successo un evento di quel genere. L'assistente era sempre stata molto severa sugli oggetti di scena e non transigeva sulla sbadataggine di chiunque. Per lei il teatro era una macchina perfetta e un banale errore, proprio come quello del ragazzo, avrebbe potuto far inceppare tutto irrimediabilmente. Tuttavia non avrebbe mai contraddetto apertamente la direttrice, soprattutto in una situazione così particolare.

Nonostante lo sconcerto iniziale, Alex riprese a recitare. Ricordandosi una lezione di mimo che aveva svolto durante una sessione di teatro con il suo insegnante, cominciò ad immaginare di avere quel fazzoletto e di farlo roteare nell'aria, di passarlo abilmente da una mano all'altra. Magicamente stava funzionando in modo così convincente che per poco Serena non accennò ad un applauso. Terminato finalmente il monologo Alex riuscì a tirare un sospiro di sollievo. La tensione stava scomparendo ma sentiva comunque il bisogno di sedersi insieme agli altri compagni di avventura, un po' per confondersi tra loro e un po' per rilassare la muscolatura. Aveva quasi mandato all'aria anni di duro lavoro per un banale e sciocco fazzoletto bianco. Come aveva potuto essere così sbadato? Tuttavia ormai era passato, non avrebbe potuto cambiare più nulla. Sperò nell'audacia dimostrata e nell'espressione soddisfatta che Serena aveva alla fine del monologo.

Era trascorsa poco più di un'ora dalla fine delle audizioni. Tutti gli alunni erano stati invitati a restare in teatro ed attendere il proprio turno in un'aula predisposta al ristoro, vicino al palco e ai camerini. Ad un tratto l'assistente Stefania entrò e chiamò proprio Alex, con tono scocciato e rassegnato.

“Sig. Conti, venga. Serena le vuole parlare”

Alex si alzò dalla sedia senza proferire parola con il cuore che gli batteva all'impazzata e seguì l'assistente. Le mani continuavano a contorcersi e sudavano in maniera eccessiva. Aveva tutto il corpo in subbuglio e la mente lo seguiva di pari passo. Condotto in un'aula adiacente, salutò i presenti e decise di sedersi in silenzio. Forse il peggio non era ancora passato ma in fondo non aveva più nulla da perdere.

La sua agitazione venne interrotta dalla voce decisa e gentile di Serena.

“Eccoci, Alex!” Esclamò sorridente Serena.

“Io e la mia assistente Stefania abbiamo avuto delle divergenze ma alla fine siamo giunte ad una conclusione. La sua audizione è stata interrotta da un inconveniente non di poco conto. Si ricordi che gli oggetti di scena sono una sua responsabilità, sempre. Detto questo, abbiamo assistito comunque a qualcosa di straordinario, considerando la sua età e la poca esperienza nell'ambito teatrale. Mi spiego. Nonostante non avesse fisicamente il fazzoletto ha gestito magistralmente quell'assenza con l'immaginazione e il mimo. Le facciamo i nostri più sentiti complimenti!”

“Vi ringrazio.” Rispose Alex con un filo di voce. La tensione continuava a farsi sentire, però forse, non tutto era perduto.

“Non c'è di che, Sig. Conti!” Rispose Serena soddisfatta e riprese.

“Le racconto un piccolo aneddoto che mi capitò tempo fa. Quando feci la mia prima audizione dovevo interpretare una ballerina di flamenco con ventaglio. Avevo deciso io di utilizzare quel preciso oggetto al posto delle nacchere. Il ventaglio era fondamentale perché nonostante non avessi battute dovevo muovermi in modo tale da interloquire con l'oggetto. Tuttavia, una volta salita sul palco mi accorsi che il ventaglio era sparito. Doveva essere al centro del palco al mio ingresso. Probabilmente l'addetto se ne era dimenticato. Non mi persi d'animo e sa cos'è successo? Feci esattamente come lei ovvero improvvisai!” Spiegò Serena con aria compiaciuta. “Quello che io e la mia assistente vorremo comunicarle è che ha superato l'ultima prova. Lei è ammesso ufficialmente alla nostra Scuola di teatro. Complimenti!” Esclamò Serena decisa e soddisfatta.

Alex rimase a bocca aperta per qualche secondo. Tutta la tensione accumulata svanì all'improvviso. Tirò un sospirò di sollievo e disse “Vi ringrazio davvero... Quel fazzoletto alla fine mi ha portato fortuna! Non vi deluderò!”

Serena sorrise amichevolmente. Quel ragazzino prometteva bene e la direttrice fu contenta di aver scommesso su di lui nonostante quella piccola dèfaillance. “Ci conto!” Rispose subito Serena. “E ora vada pure per favore. Io e Stefania dobbiamo comunicare ad altri suoi compagni la buona riuscita della prova. Quest'anno siete un bel gruppo e ne siamo soddisfatte!” Concluse Serena divertita.

Stefania, l'assistente, aveva lasciato il completo controllo del colloquio alla direttrice. Dal suo viso però non trapelava alcun sentimento negativo, anzi. Essendo una donna puntigliosa ma pur sempre una professionista del settore, si era infine resa conto delle capacità interessanti di questo ragazzo. Si rivolse così a lui “Complimenti, Signor Conti. Ha dimostrato una forte determinazione e mi scuso per il mio errato giudizio iniziale. Ci rivedremo presto a lezione.”

Dopo ulteriori ringraziamenti, Alex uscì velocemente da quell'ufficio con la mente colma di pensieri ma con un'unica certezza. Era finalmente pronto a divenire ciò che desiderava di più al mondo: un grande attore!









 

Commenti

  1. Un racconto bellissimo cara Giulia. Si nota quanto tu conosca il teatro. Almeno la mia impressione è stata questa. Un abbraccio, ciao.

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    1. Ciao Pia! Grazie per essere passata di qui :-) Sono contenta che ti sia piaciuto questo piccolo racconto! Il teatro ha fatto parte della mia vita per un po' e in qualche modo ha contribuito a farmi diventare la persona che sono :-) Grazie ancora, un super abbraccio!

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