La forma della voce: una storia da vedere...

Quanto influiscono le nostre azioni sulle vite degli altri? E' la domanda che mi sono posta quando ho visto il film “La forma della voce”. E' una storia piuttosto drammatica ma con un pizzico di speranza.

Narra le vicende di un ragazzino che prende di mira una sua compagna di classe sorda, la bullizza e la umilia in modo grave senza rendersi veramente conto di ferirla e senza pensare alle reali conseguenze. Da qui parte una serie di eventi che cambierà drasticamente le vite dei protagonisti.  Senza svelarvi troppo posso dirvi però che dopo tanta sofferenza si accenderà una speranza e i protagonisti impareranno dagli errori commessi. 

E' un film duro e crudele, una pellicola che mostra quanto sia davvero importante rispettare la vita altrui. Mentre guardavo il dvd ho provato rabbia, paura e compassione per ciò che stava succedendo nella finzione e mi sono resa conto che nella vita reale le cose non sono diverse. La ragazzina protagonista si sente in colpa per avere un deficit uditivo importante, pensa di rappresentare un problema per la società perché diversa dalla massa non capendo che la sua diversità non è sinonimo di inferiorità. E non lo capisce perché nessuno glielo ha mai spiegato né tanto meno insegnato. Ciò che mi ha infastidito di più all'interno della storia è stata proprio la figura dell'adulto in generale, genitori e insegnanti non sono stati in grado di fermare i comportamenti cattivi e pericolosi dei cosiddetti bulli. Per esempio durante le lezioni l'insegnante non si preoccupava minimamente di coinvolgere la ragazzina sorda e nemmeno si domandava se lei comprendesse tutto ciò che stava spiegando. Se un adulto non mostra la giusta attenzione per le difficoltà altrui come può un ragazzino o una ragazzina imparare cosa vuol dire “rispettare l'altro”?

La forma della voce è un film educativo che andrebbe fatto vedere proprio a tutti quei bulli che si divertono a picchiare, denigrare ed escludere socialmente tutti coloro che non rispettano i loro canoni. Andrebbe anche mostrato a quegli adulti che puntano continuamente il dito contro il cosiddetto bullismo ma che poi, spesso senza rendersene conto, si comportano esattamente in modo simile. 

Non esiste un manuale di vita che ci indica regole precise. Ciò che possiamo fare è educare i più giovani al rispetto per se stessi in primis e per gli altri senza stereotipi sociali dannosi.


Che dire ancora?


Un saluto “vocale” a tutti!


La vostra Blogger,


Giulia

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