Quando i fiori avranno tempo per me di Sara Gambazza
Le figlie invece, le altre due protagoniste della storia, sono diverse e uguali allo stesso tempo. Rosa è semplice, molto carina ma di una bellezza più ordinaria. Crede nell'amore nonostante tutto ciò che la circonda. Ninfa invece è come sua madre: ribelle e forte, dalla lingua tagliente ma anche di una bellezza particolare. Da adolescente pensa ai suoi libri, sembra non essere interessata all'amore o ai problemi di cuore in generale. Ninfa scoprirà cos'è l'amore quando sarà grande. Riesce perfino a studiare raggiungendo la quinta elementare. Era estremamente raro che in quegli anni si potesse studiare così tanto. Si farà aiutare dalla lettura a non perire di fronte ad un mondo misero e bieco che spesso vuole solo schiacciare chi lo abita. La storia infatti si snocciola nell'arco di vent'anni circa dal 1922 fino al 1945. Sono anni difficili e pesanti per l'Italia che conosce per la prima volta il regime fascista. Questo processo è durato molto di più e si è radicato in modo così forte da non essersi mai più estinto, fino ai giorni nostri purtroppo. In questa storia la nemica numero uno, però, è la povertà che costringe a fare scelte difficili ma necessarie gli abitanti del Borgo della Morte, quartiere dove è ambientata la storia e dove regna sporcizia e miseria. All'interno della casa dove vivono Anita e le figlie compariranno anche altri personaggi secondari di dubbia provenienza. Tutti si arrabattano per tirare a campare, ognuno con i suoi problemi e difficoltà, immersi in questa atmosfera di degrado sociale storico. Tutti i personaggi sono legati da un filo invisibile che li rende una cosiddetta famiglia allargata, un gruppo di persone che si vogliono bene nonostante tra molti di loro non ci siano nemmeno legami di parentela stretta. Sara ha una scrittura che rispecchia la sua personalità e questo l'ho capito quando l'ho sentita parlare. Ha la capacità di scrivere romanzi estremamente drammatici ma mai troppo tristi. Si respira sempre aria di speranza e di riscatto, con un pizzico di serenità.
Vi riporto un pezzetto del libro che mi è piaciuto particolarmente. Riguarda proprio Ninfa e vi farà capire che tipo di grinta sprigiona il personaggio. In questa occasione la bambina viene derisa e insultata perché figlia di una prostituta. Non ricevendo alcun tipo di aiuto, fa un gesto estremo e colpisce con il pennino un compagno di classe, colpevole di averla derisa in modo piuttosto cattivo.
(...)“Ninfa hai fatto una cosa grave, lo hai capito?”
“Si”
“Luigi aveva una brutta ferita, ho dovuto mandarlo a casa”
“Lo so”
“Vendicare il male che ti fanno non serve”
“Non mi ha fatto male. Mi ha fatto arrabbiare”
“Provocare rabbia o dispiacere è un modo di ferire dentro”
“Quando l'ho colpito, la rabbia è andata via”
“Se ne va per un momento, ma poi torna. Le cose non si risolvono così”
“E come?”
“Si deve parlare”
“Voi mi avete colpita però”
La maestra tentennò.
“La mia era una punizione, non una vendetta”
“Mi sembra uguale”
“La punizione serve a imparare”
Questa volta fu Ninfa ad esitare. Fece ciondolare i piedi (...)
(...) “Se parlare è meglio della vendetta...” disse fissandosi la punta delle scarpe “magari è meglio anche della punizione”
“Che cosa mi avresti detto?”
“Che mi piace il banco, mi piacciono i quaderni e mi piace fare le linee, ma non riesco se uno ride e mi fa vergognare...” (...) “e che mia mamma dice che le cose rotte non te le aggiusta nessuno, devi arrangiarti. Se mi arrabbio e non faccio le linee bene, è come se sono rotta. E mi devo aggiustare”
“Dovevi chiedermi aiuto”
“Avete sentito le cattiverie, ma non m'avete aiutato. Però non dico che avete la colpa. Siete grande e ai grandi non importa delle cose dei bambini”
E' un passo che mi è rimasto in mente. Ninfa rimane così: coraggiosa, intelligente e ribelle. Non ha avuto alcun timore a sfidare, giustamente, una donna più grande e con una certa autorevolezza: la sua maestra. Come darle torto? Non è facile parlare di questo libro perché in realtà sono tante storie tutte ben intrecciate fra loro. In molti hanno in qualche modo “criticato” il finale. Avrebbero preferito un lieto fine diverso. Io invece trovo che sia giusto e appropriato come Sara l'ha scritto. Per capire questa mia affermazione, però, dovete leggere il libro. Per concludere, se ancora non l'avete capito, questo romanzo mi ha tenuto parecchia compagnia!
Grazie Sara per aver scritto una storia così straordinariamente appassionante.
Che dire ancora?
Un saluto ninfoso a tutti!
La vostra Blogger,
Giulia

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