Recensione "Feral Children" e "Le piccole morti" gruppo Manticora
Recensione: “FERAL CHILDREN” e “LE PICCOLE MORTI”
del
gruppo “Manticora Auto-produzioni”
A cura di Giulia De Nuccio
Dopo i fumetti “Der Krampus” e “Tenebre” non potevo
non dedicare del tempo sia per la lettura che per le riflessioni a “Le piccole
morti” e “Feral Children”. Di cosa sto parlando?
Semplice! Dei fantastici fumetti del gruppo
Manticora! Seguo i loro lavori da un po’ di tempo e trovo il loro modo di
disegnare e scrivere davvero eccellente! Una Auto-produzione con la “A”
maiuscola. Mai sottovalutare i talenti che decidono di investire su se stessi
con le proprie forze, si rischia di rimanere scottati.
Vorrei iniziare con Feral Children, un fumetto a
volte crudele, ironico filosofico e pieno di sentimento. Sono più storie, con un
filo conduttore unico, il rapporto tra natura e uomo e tutte ispirate a storie
realmente accadute. E’ un must ormai per i Manticora, reinterpretare la realtà.
Feral Children è una raccolta di quattro storie che
si svolgono in epoche e luoghi diversi, ma con la stessa tipologia di protagonista,
un bambino che viene abbandonato dall'uomo e cresciuto dalla natura, poi
ritrovato dall'uomo e costretto a vivere come la società desidera. Storie di
persone che sono un tutt'uno con la natura, ma che per convenzione sono
considerate umane.
Intere pagine rigorosamente in bianco e nero che
esprimono la schiavitù che spesso la società impone e le regole ferree della
natura, ma con una loro logica precisa. Solo il più forte sopravvive, solo chi
accetta la propria natura vivrà in libertà. L’uomo combatte la natura, quando
invece dovrebbe esserne alleato, c’è una linea sottile che divide l’animale
dall'uomo, sono davvero così diversi?
Queste sono tutte riflessioni che un lettore
appassionato può dedurre da queste quattro storie animalesche e
filosofiche.
Un’altra cosa molto
interessante sono le Fan-art finali, non perdete le rivisitazioni di
altrettanti bravi disegnatori.
Vi lascio una frase, una che mi ha colpito molto!
Non vi dico di quale storia si tratta, lo scoprirete leggendo il fumetto!
“Aveva
fatto la sua scelta, scomparve tra gli alberi senza voltarsi indietro, correndo
veloce come una creatura abituata a quei boschi, ignorando le mie suppliche”(Cit)
Arriviamo ora al libro “Le piccole morti”, ultimo,
ma non per ultimo.
Il gruppo Manticora non si smentisce, lavora sempre
compatto e con una passione davvero ammirevole.
Si tratta sempre di quattro storie, tutte
drammaticamente fantastiche, non solo per la loro bellezza, ma anche per la
fantasia e la passione di penne e matite che viaggiano all'unisono.
Perché come Davide
Poli ha scritto in una delle sue prime recensioni (cito testualmente):
“ricordiamoci sempre che testo e disegni
compongono un fumetto e devono essere ben equilibrati, altrimenti ne risente
negativamente l’opera intera stessa”
In questo caso più che mai testo e disegni sono
fusi, complementari, talmente ben amalgamati che si riesce ad osservare ogni
dettaglio.
Tutte le storie come sempre sono tratte da eventi
realmente accaduti o leggende comunque ispirate a fatti reali.
La prima è una storia toccante e tanto reale quanto
surreale con un nome davvero affascinante “Nobisi”. Si tratta di una donna,
sola, costretta a fare la prostituta per sopravvivere insieme alla sua piccola
bambina. Un giorno un gruppo di facoltosi clienti la coinvolge in un gioco
sessuale perverso e pericoloso...
E’ interamente in bianco e nero, i tratti sono
decisi e a volte lo sfondo nero crea una teatralità cupa e triste. Alcune
inquadrature sono piccole, somigliano a dei post it e a delle vecchie foto
scattate con una Polaroid, ma non meno interessanti e chiare delle pagine
disegnate interamente. Il testo poetico e accuratamente composto fanno della
storia un mondo etereo, ma concreto fatto di crudeltà e sentimenti puri.
La seconda storia, forse per stemperare la tensione,
è grottesca e drammaticamente divertente. Perdonate tutti questi avverbi, ma
credo che siano una sintesi essenziale della narrazione.
Il titolo è “Storia di
una decapitazione”, no non è un “feuilleton francese”, bensì parla di un
ragazzo che decide di provare un cock ring in titanio, in una parte dove non
batte il sole. Una storia irriverente, piena di battute e solitudine, dove la
morte in realtà non viene esplicitata, si può dedurre, ma in qualche modo il
finale lascia una speranza alla risoluzione della curiosità mal riposta del
protagonista.
Realizzata totalmente in bianco e nero su sfondo
bianco, con disegni meno elaborati, ma chiari. La “semplicità” è anche la
simpatia della storia, da un evento grottesco ne si ricava una riflessione
anche sulle paure stereotipate ed inconsce del genere maschile, ovvero
separarsi dal proprio membro.
E poi chi non ha mai dialogato con le proprie
parti intime?
La terza storia dal titolo “Dashi” è totalmente
muta, priva di testo. Una scelta originale e coraggiosa. Esprimere qualcosa
solo con un unico linguaggio è davvero incredibile, ma gli autori di questa
storia ci sono riusciti. Infatti il fatto che la sceneggiatura non venga
esplicitata nella storia stessa non vuol dire che non sia presente, però le
immagini devono essere chiare ed esplicite e i due autori non hanno mancato gli
obiettivi.
E’ un racconto sorprendentemente, concedetemi i
termini, “splatter” e “carnale”. La storia di un fotografo giapponese che
riesce a sviscerare, attraverso le sue foto, paure, stereotipi, carnalità e
possessione. Ad un certo punto tutto questo si materializza, e forse per un
attimo tutto diventa reale.
Il gioco tra il tempo che scorre, dove in realtà
tutto rimane immutato, il filo sottile che divide i desideri nascosti dell’uomo
e ciò che si realizza davvero, sono le costanti di questa narrazione.
La quarta e ultima vicenda in ordine di apparizione
dal titolo “Del balletto e della perla rosa, davvero irriverente, del suo
patrizio”. Si svolge alla fine dell’ottocento,
racconta la storia di un uomo importante come il presidente francese
che muore in un incontro amoroso con la sua amante.
Un burattinaio audace esortato da un prete ignaro della
“scabrosità” della novella, racconta questa storia in modo magistrale. Le
inquadrature da piccole diventano grandi fino a quando tutto non diventa quasi
reale, grandi mani manovrano burattini con fili lunghi, per poi far tornare le inquadrature piccole,
forse ridotte dalla mediocrità della mente chiusa di uno dei personaggi.
Anche questa storia è totalmente realizzata in
bianco e nero con inquadrature chiare e precise ed esprime tutte le ipocrisie
di una società che indossa costantemente delle maschere che la ingabbiano in
comportamenti repressi e coatti. Un mondo fatto di pregiudizi senza libertà di essere,
imbellito da falsi merletti, vestiti pomposi e costosi, quasi a voler
sottolineare la mancanza di bellezza interiore che lascia il posto a quella
esteriore.
Vi chiederete, dopo tutte queste parole, qual è il
punto, perché dovreste comprare questi libri?
La risposta è semplice: sono storie
romantiche, filosofiche, riflessive ed irriverenti.
Cosa si può chiedere di
più? Vi ho convinti? Li leggerete? Spero di si!
Allora non mi resta che dare un saluto “manticoroso”
a tutti!
La vostra blogger,
Giulia






Commenti
Posta un commento