Recensione: "La terra di nessuno" (saga Jolly Roger) di Gabriele Dolzadelli
Recensione: "La terra di nessuno" (saga Jolly Roger) di Gabriele Dolzadelli
A cura di Giulia De Nuccio
Da tempo c’è un grande dibattito sull’influenza che
i social-network hanno sulla pubblicità degli scrittori. Io devo ammettere che
alcune volte questi grandi colossi hanno fatto ciò per cui sono stati creati,
ovvero mettere in collegamento persone che altrimenti non si sarebbero
ritrovate o incontrate.
In effetti mi è ri-successo qualche tempo fa, ho
conosciuto virtualmente Gabriele
Dolzadelli autore del libro “La
terra di nessuno” della saga Jolly
Roger.
E’ stato come quando da ragazzini si giocava per le strade del paese
vacanziero di turno e si conoscevano persone nuove che sarebbero diventate
amiche di penna; se avessi avuto i social network tutto questo sarebbe stato
più veloce, ma meno emozionante!
Questo mi ha permesso di poter leggere il primo
volume di cui Gabriele ha richiesto una recensione, quale migliore occasione
per me?
In genere quando accetto libri di esordienti, ho
sempre un pochino di timore, perché non so mai cosa mi aspetta e soprattutto
recensirli la ritengo una grandissima responsabilità.
Il compito dei blogger è
davvero molto particolare, bisogna dire la verità, ma con stile ed educazione.
Devo ammettere che leggendo le avventure create da
Gabriele ho riscoperto un genere che avevo accantonato e che alla fine credo
sia intramontabile.
Trama:
Siamo
nel 1670 anno di pirati, conquiste e di navigazione di mari. Un giovane irlandese di nome Sidvester
O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado:
deve ritrovare suo fratello Alexander
scomparso misteriosamente dopo essersi arruolato e imbarcato due anni
prima. L’isola nasconde un segreto, qualcosa di ambito che tutti desiderano. Ci
saranno lotte imbrogli ed intrighi, tutto volto ad un unico scopo, scoprire
cosa nasconde l’isola. Solo chi riuscirà a superare le oscurità della giungla
potrà sapere. Tutto questo si svolge sotto l’occhio pericoloso di una
misteriosa nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra
che tutti desiderano.
Ritengo che
sia un progetto sicuramente un progetto ambizioso, molto complesso e a volte
davvero ricco di particolari. Tuttavia leggendolo ho avuto la curiosità di
andare avanti, perché sono entrata nella vita dei personaggi e ho vissuto ciò
di cui vi parlo sempre, “il viaggio personale del lettore”.
Ho immaginato
fortini, abiti di damigelle intrepide, l’aspetto fisico dei personaggi.
Ho dato
loro dei volti, immaginato i luoghi e le grandi navi di un tempo, insomma sono
entrata dentro la storia! Tutto questo è merito di una idea intrigante, ma
anche di un autore promettente come Gabriele.
Sono rimasta anche sorpresa di vedere come un
ragazzo così giovane - almeno rispetto a me che sono vecchietta J - riesca a scrivere, in modo così
maturo, ma semplice, di come è riuscito ad intrecciare bene le vicende di
ognuno dei personaggi.
Come ha fatto? Lo svelerò più tardi..
All’inizio del romanzo Gabriele ha deciso di
inserire l’elenco di tutti i personaggi, con relativa spiegazione breve di chi sono.
Personalmente non prediligo molto questo tipo di approccio, preferisco scoprire
l’identità dei componenti di un romanzo leggendolo. Nonostante ciò i personaggi
vengono allo scoperto e, piano piano, si scopre la loro storia. Gabriele è
riuscito a farmi entrare con naturalezza nei loro dialoghi e a farmi esultare
in un “ce l’ha fatta!” nelle imprese dei suoi personaggi.
A volte, forse per l’età J, ho trovato un pochino difficile
gestire i flash back, probabilmente anche
perché sono tanti, ritengo però che siano davvero ben inseriti e realizzati.
Non ho potuto fare a meno di notare la cura con la
quale Gabriele è riuscito a realizzare questo primo volume, sicuramente c’è
molto lavoro ben selezionato.
Ho pensato
di proporvi una piccola intervista, qui di seguito scoprirete qualche curiosità
in più su
questo
progetto che va ben oltre il primo volume.
Giulia: Quando hai iniziato a
scrivere il romanzo? Quanto tempo ti ci è voluto?
Gabriele:
Ho iniziato a scrivere “La terra di nessuno” nella primavera del 2013. Ne
terminai la stesura esattamente un anno dopo. Inizialmente lo pubblicai solo
per una ristretta cerchia di persone, non ambendo al grande pubblico. Poi,
rifinendolo, pubblicai una nuova edizione per una diffusione maggiore nel
novembre del 2014.
Giulia: Leggendo il romanzo, si
capisce che hai fatto uno studio piuttosto accurato dell’epoca in cui è ambientato
ovvero verso la fine del ‘600, l’epoca dei corsari. A cosa ti sei ispirato?
Quali sono state le tue fonti?”
Gabriele:
Sembrerà strano, ma prima di scriverlo non avevo mai letto romanzi sui
bucanieri. Solamente “L’isola dei pirati” di Michael Crichton, che non mi era
nemmeno piaciuto granché, pur essendo un gran fan dello scrittore.
L’ispirazione, per quanto riguarda l’ambientazione, fu data essenzialmente da
un paio di giochi di ruolo online a cui partecipai anni addietro e che erano
collocati a cavallo tra il ‘600 e il ‘700. Mi sembrava un periodo storico che
si prestava molto bene allo stile della trama che avevo in mente, visto che in
quella parte di mondo c’erano così tanti conflitti e giochi di potere da
poterci piazzare una storia corale, misteriosa e ricca di intrighi e complotti
come quella della saga “Jolly Roger”. Iniziai quindi a documentarmi con diversi
libri presi dalla biblioteca, come per esempio “Storia della pirateria” di P.
Gosse.
Giulia: E’ un romanzo piuttosto
complesso, gli intrecci sono costruiti ad incastro perfetto. Si dice di Manzoni
che per ricordarsi che aveva fatto morire un personaggio, si organizzava
mangiando molliche di pane. Quando ne mangiava una, voleva dire che il
personaggio non era sopravvissuto alla sua penna. Tu puoi raccontarci un
anedotto simile? Come hai fatto a gestire tutti questi personaggi?”
Gabriele:
Non sono
arrivato a tanto, però alcune cose era doveroso appuntarsele per non
dimenticarle. Per esempio i nomi dei componenti del clan scozzese di John
McKenzie, oppure certe caratteristiche dei personaggi su cui era molto facile
confondersi. La cicatrice di Yan lo Sfregiato era sulla guancia destra o
sinistra? La gamba di legno di John? La mano finta di Saph? L’orecchino di
Isaac? La questione del “destra” o “sinistra” può davvero rivelarsi spinosa
quando si ha a che fare con un numero così elevato di protagonisti e personaggi
secondari.
Per il
resto, nel gestire le trame minori e i loro intrecci, mi sono preso molto tempo
per pensare e riflettere ad ogni capitolo. Ci sono state lunghe riflessioni,
anche a livello interpretativo, cercando di volta in volta di calarmi
completamente nel carattere e nel background del protagonista di turno, prima
di buttare giù la bozza di quello che ne sarebbe saltato fuori. Ho dovuto fare
un lungo lavoro di ricamo e spero che il risultato piaccia ai lettori.
Giulia: Perché hai deciso di fare
una saga e non un volume unico?”
Gabriele:
Perché sin dall’inizio l’idea era quella di una storia corale, che non
prevedesse l’unico protagonista di turno, bravo, bello e buono a cui tutte le
cose vanno forzatamente bene. Volevo una storia con più personaggi, dove il
confine tra buono e cattivo fosse molto sottile e dove i destini di ognuno di
loro fosse messo continuamente in discussione. Per far questo non sarebbero
bastate poche pagine, così ho costruito una trama molto più ampia, che potesse
dare il giusto spazio ad ogni protagonista e ne permettesse lo sviluppo. Quella
che ne è uscita è stata una pentalogia.
Giulia: Li hai già pronti? O ti
farai trasportare dalla scrittura e ci lavorerai più avanti?
Gabriele:
Attualmente
ho già pubblicato il secondo volume (Le chiavi dello scrigno, 2015) e il terzo
(I fratelli della costa, 2016). Ora sto scrivendo il quarto volume (La torre
del ribelle) che si spera possa uscire quest’inverno. L’anno prossimo mi
dedicherò al volume finale che chiuderà quest’avventura.
In genere
tendo a scrivere in anticipo la trama principale mentre quelle minori le plasmo
e le modifico a mio piacimento in corso d’opera.
Che dire ancora? Spero che questa intervista e che
il mio articolo vi siano piaciuti!
Un saluto “piratesco” a tutti!
La vostra blogger,
Giulia

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