Le interviste sbagliate!

Disegno di Davide Poli "DaPo"

In questi giorni di ennesima clausura coatta, mi sto sbizzarrendo a leggere ogni tipo di articolo, su qualsiasi argomento o genere di conversazione. E certe volte mi chiedo perché io lo faccia! Meglio andare per ordine.

Premetto che la lettura per me è importantissima, mi interesso di recensioni di libri in generale, di film, di articoli di giornale riguardanti attualità o costume. Mi piace leggere interviste di personaggi più o meno famosi, informarmi sui social, scoprire nuove serie tv, programmi e nuovi libri o fumetti, insomma cerco di tenermi impegnata e di stare al passo con i tempi per quanto possibile.

Tuttavia immancabilmente cado nella trappola dell’articolo che io definisco: “acchiappa click”. Subito dopo mi chiedo come si riesca a scrivere una serie di cose banali e scontate in poche righe. Rimango ogni giorno sempre più stupita dell’eccessivo “politicamente corretto” (metodo spesso utilizzato per sviare domande che meriterebbero ben altre risposte) degli intervistati e delle domande assolutamente inadatte, grossolane e spesso fuorvianti che i giornalisti pongono per motivi a me ignoti. 

Vi faccio un esempio.

Un giorno, tra le mie varie letture, mi imbatto in un’intervista di un famoso giornalista verso un altrettanto noto artista. Non entro nei particolari, ma in quell’occasione il giornalista non ha mai e dico mai, domandato all’artista qualcosa sul suo lavoro, sul suo modo di esprimersi, di essere operatore dell’arte, insomma nulla su di lui. Le uniche domande sono state tutte di natura politica o similari. Quindi io mi chiedo: “Perché intervistare una persona che lavora e vive d’arte, se poi non gli si chiede nulla di sensato a riguardo?” Quale morbosità spinge un giornalista esperto a fare certi tipi di domande anche personali e di poca valenza?

Io credo che una persona “di spettacolo” voglia comunicare ciò che è in grado di fare, voglia esprimersi attraverso le proprie capacità artistiche, altrimenti perché intraprendere una carriera così difficile e impervia? Quindi se un giorno dovessi intervistare qualcuno, che stimo o no artisticamente, lo riempirei di domande su ciò che realizza, sarei curiosa di capire cosa fa, come vive l’arte, come compone le sue opere. Credo che questo sarebbe il punto focale di tutti miei quesiti, non se vota destra, sinistra, centro, in alto o in basso. Un artista è una persona con le sue idee e se si osserva bene e con attenzione ciò che realizza non è necessario porre determinate domande, si può già intuire che tipo di personalità si ha di fronte ed eventualmente che tipo di pensiero può avere su determinati argomenti.

Un giornalista ha il dovere, a mio parere, di essere sincero, onesto ed empatico (nel bene e nel male) con chi ha di fronte, ciò non vuol dire che si deve trovare per forza in sintonia con l’intervistato, ma al contrario deve avere ben chiaro quali domande porre, come farlo e con quale scopo altrimenti le interviste “sbagliate” sono in agguato.

Che dire ancora?

Un saluto “sbagliato” a tutti!

La vostra Blogger,

Giulia

Commenti

  1. Ciao, Giulia.

    Questo tuo esempio mi ha fatto pensare che in questo mese di novembre, in Brasile, c'erano l'elezione regionale e comunale. Giusto per questo alle certe celebrità capitava di voler fare interviste per contribuire all'elezione del suo candidato, quindi, cercando d'influenzare coloro che li seguono. Peccato, perché davvero a chi segue vale sapere più del suo lavoro di altre cose.

    Ed è così, come sempre dico, cambia paese e non cambiano i problemi!


    La pubblicità inquina anche i nostri occhi e le nostre orecchie e le celebrità finiscono per dover aderire a questa moda, e non solo nelle interviste. Cioè, spesso cerchiamo di seguire una persona cui lavoro del'arte ci piace, ma lei aparisce più per fare delle publicità di mostrare qualcosa di suo lavoro. Guarda lo instagram... gli attori che ci piacciono sembrano più preoccupati nella vendita di un prodotto lì che nutrire i suoi fan con le cose che hanno più senso per loro.

    Ma veramente che certe interviste ci fanno ridere. C'è un presentatore di programmi televisivi (Faustão) - ah, e che pensa di parlare benissimo l'italiano - che non lascia gli attori intervistati rispondere le sue proprie domande. Lui domanda e lui risponde, ci viene una rabbia... a volte le gli attori smettono di parlare ed è vergognoso. Mi ricordo una volta lui intervistando Laura Pausini, non la lasciava rispondere le domande sui show a São Paulo, ho dovuto di spegnere la TV e cercare sulla internet le date del suo tour. Lei ha finito l'intervista senza poter dire dove si presenterebbe in Brasile... cazz"!

    Haha... davvero sbagliato!!! Altro saluto "sbagliato" dal Brasile!!!!! Complimenti a Davide per l'illustrazione!!!

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    1. Ciao Telma!
      Grazie per le tue parole!
      Purtroppo il mondo mediatico ha tante sfaccettature diverse e spesso risultano poco ortodosse.
      E' difficile poter essere "limpidi" in un mondo dove l'apparenza la fa da padrona, ma questo è un altro argomento.
      Ad ogni modo in Italia si dice "tutto il mondo è paese" e questo succede perché siamo persone e come tali commettiamo spesso gli stessi errori. La società perfetta non esiste e non credo sarebbe davvero la soluzione giusta, però possiamo tentare di migliorare molti settori.
      Grazie ancora per la tua sempre gentile attenzione :-)
      Un abbraccio "giusto" dall'Italia :-)

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  2. Ciao tutti. Saluti!
    Le interviste sbagliate sono una cosa ricorrente nell'era dell'informazione, o un inganno come dicono alcuni entusiasti.
    Sfortunatamente, alcuni intervistatori, presentatori, programmi, canali e stazioni televisive, radio e altri, hanno una certa tendenza a sostenere cause che vengono mostrate al pubblico in qualche modo truccate.
    Questo pubblico, per ingenuità, o che conosce una mancanza di comprensione e interpretazione dei fatti, finisce per prendere questa informazione come una verità assoluta, che ciò che viene riportato è in realtà vero. E replicano queste informazioni superficiali o "mal digerite" ad altre persone che le trasmetteranno anche in modo storto. Ed è questo sostegno o conflitto di interessi che determinate cause contribuiscono alla disinformazione delle grandi masse che vengono utilizzate per manifestare situazioni che anche loro non comprendono.
    Questo mi ribella, il che mi ha fatto perdere l'abitudine di consumare contenuti da diversi programmi, che sono molto buoni, tra l'altro, ma perché travisano la legittimità dei fatti, il che mi ha fatto perdere interesse per queste piattaforme.
    Nel frattempo seguiamo le nostre riflessioni.
    Un forte abbraccio a tutti.

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    1. Ciao Gabriel!
      Grazie per il tuo intervento!
      Credo che non ci improvvisi "intervistatori" e va bene seguire le regole del cosidetto show-business, ma bisogna farlo con criterio e intelligenza.
      C'è sempre una via di mezzo e forse in questo caso la si può anche seguire!
      Nel nostro piccolo cerchiamo di seguire una televisione e un giornalismo di buon livello, solo così possiamo "salvarci" dalla pattume mediatico.
      Grazie ancora!
      Un abbraccio anche a te! :-)

      Elimina
  3. Ciao Giulia
    hai perfettamente ragione e trovo tremendamente triste quello che tu hai letto. Hai scritto di un'intervista di un noto giornalista ad un altrettanto noto artista e trovo triste il succo dell'intervista la quale non si e' basata principalmente sul lavoro che svolge l'intervistato ma si e' consumata in una banale chiacchierata politica. In questo caso il giornalista ha sprecato davvero una bella occasione: quella di incantare il lettore con un argomento interessante, ma d'altronde di politici, di virologi, di dottori, mai come in questo periodo lo sono diventati davvero in troppi!!! Di certo se si parla di un artista importante probabilmente in quell'occasione non aveva bisogno di mettere ancora una volta in risalto la sua bravura, forse doveva essere il giornalista a dover ricordare che le interviste mediocri rimangono tali.
    A me il giornalismo e' sempre piaciuto, se fossi andata all'universita' mi sarebbe piaciuto intraprendere questa strada. Oggi invece e' rimasta veramente una piccolissima percentuale di persone che fanno questo mestiere per vocazione, tutto il resto e' sciacallaggio, spazzatura.
    Per non parlare poi di quei giornalisti o pseudo tali che si vendono per trasmettere notizie non vere o distorte. Il gossip e' sempre esisto ma come viene trattato adesso e veramente disgustoso. Il giornalismo e' arte e mi auguro che vengano fuori dei veri artisti e che scrivano articoli basati sulla sincerita' e sulla realta'.
    Un abbraccio bello e sincero a voi

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    1. Ciao Mena!
      Le tue parole sono sempre molto attente e precise, penserei seriamente ad una piccola carriera giornalistica o da blogger. Io avrei voluto fare la traduttrice, in ogni caso sempre di parole si tratta.
      Il giornalismo sta seguendo l'onda sociale purtroppo. Posso fare anche un altro esempio di un'altra intervista piuttosto scabrosa, questa volta non per colpa delle domande ma delle risposte. La domanda era molto semplice ovvero: "come immagini la televisione del futuro, dei giovani" o qualcosa del genere.
      Chi ha risposto ha detto che difficilmente la tv può essere considerata giovane perché gestita da persone di una certa età e che ad ogni modo la tv deve proporre ciò che la gente vuole.
      Ora io su questa storia che il pubblico è sovrano, avrei un paio di cose da dire, tuttavia non è la domanda ad essere il nodo su cui si basa la comunicazione ma l'offerta. Mi spiego meglio, se l'offerta è buona, il pubblico si abitua, si educa a leggere notizie, seguire rotocalchi giornalistici o programmi in genere (anche "leggeri") di qualità, la stessa cosa avviene però quando l'offerta è "spazzatura". Ciò vuol dire che il potere mediatico è molto forte e che se si propone sempre lo stesso tipo di programma sotto varie spoglie, il pubblico si abituerà a ciò che gli viene proposto. Lo stesso ragionamento si applica al giornalismo.
      Quando sono andata sentire Mario Calabresi ad una delle sue presentazioni lui ha detto una cosa molto giusta ovvero: "Io non sopporto il giornalismo "urlato" " Si riferiva ai titoloni che spesso troviamo sui giornali, che risultano allarmanti e come dicevo prima "acchiappa click". Diceva anche che una volta voleva parlare di un fatto accaduto solo il giorno precedente e gli è stato fatto notare che ormai quella notizia era vecchia di un giorno, quindi non più spendibile.
      Una notizia è sempre una notizia e non ha scadenza se deve essere divulgata, a mio parere.
      In questo momento storico non abbiamo molte alternative ma forse possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo dando ascolto a quella parte di arte giornalistica e mediatica che ancora funziona.
      Un abbraccio grande grande a te!

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