Prendere e lasciare... That's life di Giulia De Nuccio
Oggi voglio raccontarvi una storia che riguarda il mio passato. Il Corona Virus non c’era, siamo nel 2014.
Ve la racconto agganciandomi alla frase di Miriam su “l'essere un’attrice”. Non so se vi può interessare, ma su questa piattaforma riesco a scrivere come desidero ovvero con il cuore.
Dicevo... era il 2014 e quello è stato l’anno in cui ho dovuto fare una scelta molto difficile per me: lasciare il teatro.
Per circa tre anni ho frequentato un corso di teatro che seguiva le stesse dinamiche di una scuola d’arte accreditata (tipo la civica di Milano) ma ovviamente gli obiettivi erano diversi, quasi nessuno voleva diventare un attore professionista bensì semplicemente approcciarsi a questo mondo per diletto.
Io invece ho scoperto un qualcosa di meraviglioso che mi ha portato non solo a recitare su piccoli palchi di provincia ma anche ad andare a vedere Ferruccio Soleri nel suo indimenticabile “arlecchino” e rimanerne così affascinata da farmi scendere una piccola lacrima. Minuscola divagazione: il mio primo spettacolo teatrale a cui ho assistito, al di fuori di quelli scolastici, è stato “L’idiota” di Dostoevskij con Giulio Scarpati. Avevo solo diciassette anni!
Durante questo percorso teatrale (e anche “sentimentale”) ho scelto i personaggi più difficili per me da interpretare. Per la tragedia greca ho scelto Medea, per Shakespeare invece ho scelto Jago e la commedia dell’arte mi ha permesso di recitare in napoletano (è stato bellissimo). Insomma, sono riuscita ad essere tante persone e ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa, direi che mi ha insegnato qualcosa: Medea a non odiare, Jago mi ha fatto capire chi non voglio essere assolutamente mentre la commedia dell’arte, e soprattutto il napoletano, mi hanno insegnato che si può avere anche un po’ di leggerezza nella vita senza tralasciare le cose importanti.
Quando mi sono trovata costretta a lasciare questo mondo mi sono sentita come se abbandonassi qualcosa di molto importante e così in effetti è stato. Dopo questa scelta (forzata) non ho più potuto coltivare questa affascinante attività (stava diventando anche un quasi-lavoro). E’ stato ingiusto ma purtroppo necessario, per mille motivi che non starò qui a spiegare.
In questo periodo mi sento come allora, privata ingiustamente di una parte della mia vita e forse è davvero così. Quindi, Miriam, nonostante io non sia un’attrice professionista ti capisco. Chi fa questo mestiere vuole comunicare e vuole farlo attraverso la sua arte, ad ogni costo.
Però per me non è stato tutto perduto perché adesso sono tornata (prepotentemente, oserei dire) al mio primo originario amore, ovvero la scrittura. Non mi stancherò mai di raccontare storie, nemmeno la mia!
Grazie per accettare sempre i miei racconti strampalati (anche fuori tema).
Un abbraccio a tutti!
Giulia

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