Il bene mio...

In queste sere mi sto dedicando a varie attività tra cui guardare più film interessanti possibili. Non avendo alcuna piattaforma a pagamento non ho ampia scelta, tuttavia ogni tanto riesco a vedere qualcosa di davvero bello.

Il film in questione si chiama "Il bene mio".

La storia tratta di un uomo che vive da solo in un paese chiamato Provvidenza in cui il terremoto ha distrutto quasi tutto, tranne la sua casa e pochi altri edifici. In uno scenario fatiscente, Elia (interpretato da un talentuoso Sergio Rubini) vive la sua vita solitaria con apparente serenità. Tuttavia il sindaco di questa città, che nel frattempo è stata ricostruita a pochi chilometri di distanza, vuole che Elia se ne vada a tutti i costi e accetti un nuovo alloggio, forse più per il dolore di aver perso la sorella (nonché moglie del protagonista) che per senso del dovere. Elia ha perso tutto ma soprattutto ha perso l'amore della sua vita. Deciso comunque di rimanere a vivere in un luogo dove lui vede amore mentre gli altri vedono solamente sofferenza e dolore. Cerca oggetti dimenticati, perduti o semplicemente abbandonati, li aggiusta e li fa rivivere. I suoi concittadini sono andati avanti, cercando di dimenticare l'orrore che hanno dovuto affrontare, la perdita di un figlio, di un marito, di una moglie. Elia invece vive come se Provvidenza fosse una bolla spazio temporale in cui il ricordo di una vita appassionata, ma ormai passata, la fa da padrone.

Per mia fortuna non so cosa voglia dire perdere tutto davvero, e spero di non doverlo mai scoprire, ma sono riuscita ugualmente ad immedesimarmi nel carattere e nelle emozioni del personaggio. Quest'uomo vive in un luogo deserto, abbandonato, decadente, fatiscente ma che ha un'anima e nonostante tutto è ancora vivo. Personalmente non ho visto solo distruzione, miseria o desolazione nell'ambientazione descritta all'interno della storia ma ho sentito che c'era ancora una piccola speranza per quel luogo perduto. Non vi svelo la fine del film, anche perché il regista lascia un certo margine all'interpretazione personale. Perciò ognuno vi vedrà qualcosa di diverso, a mio parere.

In generale credo che un luogo sia spesso qualcosa di fisico, che ci ospita e forse ci accoglie per brevi periodi. Ma non quando uno specifico posto possiede la nostra stessa anima. Non quando quel piccolo pezzetto di terra è dentro di noi. E' difficile da spiegare ma esistono stanze, case, paesi che in qualche modo vivono di una parte della nostra stessa energia e che è quasi impossibile abbandonare perché sarebbe come separarsi da un pezzetto della nostra anima.

Ognuno possiede un microcosmo al quale si aggrappa con tutte le sue forze perché a volte quel mondo è tutto ciò che ha.

Che dire ancora?

Un saluto “energetico” a tutti!

La vostra Blogger,

Giulia


Commenti

  1. Ciao! Interessante l argomento, come esperienza personale posso dirti che da circa una decina di giorni ho traslocato in una casa più bella e più grande, ma lasciare la mio vecchio mini mi ha creato davvero tanto dolore, perché in quei 14 anni in quella casa ho vissuto tante cose: la vita da single e poi quella di coppia ed infine non per importanza la nascita dei miei bambini. Sono stata molto felice lì e non penso che passerà questa nostalgia. Un bacio

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  2. Ciao Maria Rosaria!
    Grazie per le tue parole!
    E' difficile lasciare un luogo al quale si è legati, ma nel tuo caso il trasloco è anche sinonimo di rinnovamento! Adesso potrai creare altri ricordi e non temere quelli passati non ti abbandoneranno mai, rimarranno nel tuo cuore sempre :-)

    Un abbraccio grande grande!

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  3. Ciao, Giulia!!

    Non ho visto questo film, grazie per la raccomandazione, come sempre, metto tutti i tuoi consigli culturale nella mia tasca per ogni tanto, appena posso, mi permettere di provare una storia in italiano.

    Ma è vero che ne abbiamo dentro sempre un posto da tornete, neanche sia chiudendo gli occhi. Ho letto quello che Maria ha scritto e mi sono ricordata delle tante volte che ho cambiato casa, città. Alcuni luoghi nemmeno li ricordo, ma ho un posto speciale, Antônio Prado, tra le montagne (chiamiamo di serra), dove ho vissuto quattro anni prima di vivere dove oggi vivo, ed a volte, prima di dormire, chiudo glio occhi e ricorso del mio appartamento, del mio cane sempre felice col suo balcone, del profumo di cibo che veniva del appartamento sotto il mio, di due nonne, che a volte mi lasciavano verdure fresche nella mia porta. Li ho lasciato un pezzetto del mio cuore, ne sono sicura, di una Telma diversa, che aveva più fiducia nella vida.

    Diversamente del protagonista del film, dovevo già cambiare città, cambiare casa, cambiare vita, per poter trovare un senso nelle piccole cose della vita quotidiana che stavo scoprendo e sentivo in me stessa. Vorrei trovare un senso in quel luogo, perché era una città affascinante, però...
    Sono come gli altri residenti del film, che devono ricostruire qualcosa fuori, ma il posto rimane sempre dentro.

    Alla fine, nella vita dobbiamo guardare avanti, indietro non è nostra competenza.

    Un abbraccio forte forte!!!!

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  4. Ciao Telma!

    Hai ragione, dobbiamo guardare avanti!
    Il passato ci insegna ma il futuro ci accoglie.
    A volte i luoghi sono parte di noi ed è per questo che ci riesce difficile andare via.
    Separarsi da un luogo è comunque un cambiamento molto importante!
    Tuttavia per ogni fine c'è sempre un inizio :-)

    Un abbraccio grande grande!

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