Per la rubrica "libri" di Parole in scatola: "Un tè a Chaverton House

Disegno di Davide Poli
Quando scrivo ho bisogno di assoluto silenzio, situazione pressoché impossibile dove vivo... Tuttavia cerco di ritagliarmi dei momenti in cui provo ad isolarmi magari ascoltando musica che sortisca l'effetto “concentrazione”. Per redigere questo articolo ne ho davvero bisogno, non perché sia particolarmente difficile bensì perché ci tengo veramente tanto. Sapete quanto ami la lettura ed è noto che ho delle preferenze specifiche in campo letterario. Perciò questa volta voglio parlarvi di un libro che ho potuto leggere solo recentemente e che appartiene ad una delle mie scrittrici preferite, come ben sapete. Sto parlando di “Un tè a Chaverton House” di Alessia Gazzola. Premetto che ho potuto incontrare Alessia dal vivo svariate volte e che trovo un pezzettino di lei ogni volta che leggo ognuno dei suoi libri. Un tè a Chaverton House è stato scritto in trenta giorni e in un periodo davvero brutto e impensabile da dedicare alla scrittura. Al contrario invece di ciò che si potrebbe pensare la storia non è cupa e nemmeno amara, bensì lucente e frizzante. Angelica, giovane disoccupata milanese laureata in lingue straniere, si trova in un momento di stallo lavorativo e non ha ancora chiaro cosa vuole fare davvero nella vita. Tuttavia, parlando con la zia si ritrova a pensare al suo bisnonno misteriosamente scomparso durante la seconda guerra mondiale. Questo evento funesto ha sempre avuto un che di misterioso, poiché sembra un argomento tabù per tutti. Angelica che, come molte protagoniste “gazzoliane”, è curiosa e determinata decide di partire per l'Inghilterra e chiarire la questione definitivamente. Ne succederanno delle belle e non mancheranno nemmeno romantici incontri. Uno di questi ultimi si tratta di Alessandro, un italiano dai modi “british” nonché aristocratici, un uomo discreto che però non riesce a resistere alla spontaneità di Angelica.

Il libro è come sempre ben congegnato e dal piglio frizzante, non ha grossi colpi di scena pur essendo un misto tra saga familiare e storia romantica. Ciò che mi ha colpito di più non è solo la scrittura di Alessia (ormai per me è una certezza di alta qualità) ma il finale. Ve ne svelo solo una parte perché secondo me in quella scena è racchiusa una filosofia di vita che condivido. Angelica e Alessandro, pur amandosi, decidono di prendere strade diverse e questo potrebbe sembrare triste ma nel loro caso non lo è affatto. A prescindere dalla coppia, dalla famiglia di origine, dagli amici o dalla società noi siamo persone con progetti e prospettive, aspettative e opportunità. Spesso un incontro, seppur breve, ci serve per capire quale strada vogliamo intraprendere davvero, cosa e chi vogliamo essere nella vita. L'incontro ha sempre ragione di esistere, anche se furtivo e breve. Così come Angelica e Alessandro, tutti noi dovremmo capire che a volte anche se le strade ci dividono non è detto che sia un male. Anzi, forse è proprio quella la via giusta da intraprendere e chissà che in un giorno più propizio non ci si riveda e questa volta magari senza alcun addio finale!

Che dire ancora?

Un saluto “separato” a tutti!

La vostra Blogger,

Giulia




Commenti

  1. Che bello, Giulia!!! Bella storia da Alessia, che già stimo molto come scrittrice.

    Sono daccordo, lo sai, a volta una breve storia ci fa imparare molto per tutta la vita. Penso che ogni persona che troviamo sia un insegnante, se la vita è una scuola, le relazioni sono l'università, dice un filosofo brasiliano. Lasciarsi amare, o lasciarsi andare, alla fine, è un vero apprendimento.

    Un abbraccio forte forte!!!!

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    Risposte
    1. Ciao Telma!
      Le persone si incontrano sempre per un motivo e alla fine è questo il bello della vita!
      E poi la vita è un viaggio (come spesso dico) ed è sempre imprevedibile :-)

      Grazie per la tua sempre gentile attenzione! :-)

      Un abbraccio grandissimo :-D

      Elimina

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