La mia vita in un teatro...

Disegno di Davide Poli
C'era un piccolo teatro nella mia città, è rimasto chiuso tanto tempo, anche prima di questo pasticcio pandemico. Però c'è stato un periodo in cui finalmente aveva riaperto, sembrava fosse contento di avere nuovi inquilini. Era come se le pareti finalmente sorridessero, come se si fossero svegliate da un lungo letargo. Le tende di broccato verde scendevano disinvolte, accuratamente raccolte con un cordone dorato, forse si erano fatte belle per la riapertura. La platea invece era un po' più malinconica, ma trepidante per l'arrivo di tutte quelle persone che avrebbe accolto con grande onore e rispetto, facendole stare comode sulle poltrone di velluto.

Il teatro aveva preso vita ed io insieme a lui.

Ricordo ancora la prima volta che vi sono entrata, ho sentito quell'odore piacevole di stantio che solo i teatri di una certa età sanno donare e ho sentito che quel luogo in qualche modo mi apparteneva. Guardai il palco in legno pieno di chiodi e vi salii. Lo scricchiolio delle assi di legno mi fece sorridere, chissà quanti piedi aveva retto quel pavimento!

Mi posizionai al centro e guardai in fondo, immaginai la platea gremita di gente ed io sul palco con i miei compagni di avventura.

Non avevo idea che quel piccolo pensiero si sarebbe avverato più e più volte.

Salii su quel palco nei panni di Medea, di Iago, di un Buffone di corte, di una locandiera e di una madre napoletana pittoresca e caciarona, ci salii con tante vesti diverse che non ho mai dimenticato.

Quanta paura mi facevano, invece, quei tre scalini che dividevano “le quinte” dalla scena, sembrava davvero di salire le scale di un patibolo. Il timore di sbagliare, di non farcela era enorme ma poi una volta salita sul palco tutto si placava, come per magia.

Sono passati tanti anni ormai, ma quei ricordi e quelle sensazioni sono ancora vivi in me e forse loro non mi abbandoneranno mai, mi accompagneranno per sempre.

Chissà se un giorno quelle maschere, quelle tende di broccato e quel palco di legno mi accoglieranno ancora, magari in una realtà teatrale accogliente dove potermi sentire bene e dove potrò nuovamente esprimere questa mia grande passione.

Che dire?

Un saluto “teatrale” a tutti!

La vostra Blogger,

Giulia


Commenti

  1. Ciao! Quanto mi manca il teatro. Come capisco la tua emozione che per me è uguale anche se di solito siedo nella platea. Spero un giorno di vederti sul palco.

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    1. Anche io spero davvero tanto di poterci tornare :-) Magari un giorno andremo ad uno spettacolo insieme :-)

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    2. Bel pensiero, ragazze!!! Anche io vorrei stare nella platea!! 👏👏👏

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    3. Certo Giulia! Appena riapriranno finalmente ci incontreremo!

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    4. Non vedo l'ora! :-) Sarebbe veramente un bel regalo!

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  2. Ciao, Giulia!!
    Bel ricordo. Mi manca molto il teatro, come il cinema. In teatro me ne andavo molto di meno, ma mi piaceva tanto, sembra ingressare un un luogo pieno di cultura e magia.
    Speriamo che tra poco tu torni a questo luogo magico che oggi abita inbtuo cuore!!
    Un abbraccio grande!!!

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    1. Quel ricordo è ancora impresso nella mia mente e nel mio cuore. Lasciare quel mondo mi è costato molto, però mai dire mai nella vita! :-)

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  3. Anche io "ho calcato le tavole del palcoscenico". Espressione molto cretina per dire che un breve passato da attore l'ho avuto anche io. Riccardo III, Pirandello, Medea (interpretavo Creonte), e da sempre con altro due amici con cui ho iniziato, loro adesso sono attori professionisti, abbiamo in ballo Aspettando Godot di Beckett anche se sappaimo bene che non lo porteremo mai in scena. Non so perché ho smesso, a detta di tanti ero bravo, non ci ho creduto abbastanza molto probabilmente, forse sarà uno scontro con un regista che ci abbandonò dal giorno alla notte per un incarico politico di due soldi a pochi giorni da una messa in scena di Goldoni (fu una cosa pietosa) mi fece passare la voglia. Ma l'amore per il teatro, come spettatore è rimasto ancora vivo e mi manca tantissimo. Ho ricordi meravigliosi: Flavio Bucci, Gabriele Lavia, Proietti, Mariano Rigillo... Il Covid e chi lo ha gestito ci hanno strappato via tutto: il lavoro e lo svago. A momenti non mi ricordo neppure come si prenota un biglietto! Ho avuto l'onore di recitare la Medea nell'Anfiteatro di Pompei (quello str... del regista era ammanigliatissimo e finimmo in un giro di spettacoli finanziati da Regione, Ministero, insomma una trastolone da paura del quale il 99% degli attori non sapevano assolutamente nulla ) prima del nostro gruppo ci avevano suonato solo i Pink Floyd! E' stato uno dei periodi più belli della mia vita! Le prove fino a tardi, le sveglie all'alba per studiare, le pizze mangiate in sala prove, le mille sigarette fumate, l'adrenalina dello spettacolo! Da spettatore mi manca il momento in cui le luci si spengono e inizia la magia. Speriamo di riviverla presto!
    Marcello

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    1. Ciao Marcello!

      Non sapevo di questo tuo passato attoriale! E' davvero interessante!
      Hai nominato dei mostri sacri del settore, alcuni di loro non ci sono più, ma come dimenticare il talento?
      Io invece sono riuscita a vedere Soleri e il suo Arlecchino.
      In quel periodo dovevo preparare la commedia dell'arte (non la parte napoletana ma veneta, quella napoletana è arrivata dopo) e avevo bisogno di approfondire, di capire e studiare. Quale occasione migliore di vedere dei professionisti?
      Così con una mia compagna di corso sono andata a Milano al Paolo Grassi e abbiamo assistito a "Arlecchino servitore dei due padroni". Non eravamo sicure che ci fosse Soleri sotto la maschera di Arlecchino e invece siamo state fortunate.

      Wow! Medea a Pompei! Deve essere stato davvero impressionante! Chissà che emozione e che energia!
      Io ricordo che per prepararmi ho guardato la Medea della Melato. Certo, non avevo la pretesa di somigliare a lei tuttavia mi ha aiutato tanto.
      E' stato uno dei personaggi più sofferti da interpretare ma mai quanto il "Buffone", quest'ultimo ho pensato di non riuscire a portarlo in scena, troppo emozionante. Alla fine invece è stato uno degli spettacoli più riusciti ma le gambe mi tremavano anche dopo la fine dello spettacolo!
      Non sono arrivata al teatro dell'assurdo però ad "Aspettando Godot" avrei preso parte molto volentieri!
      Mi piacerebbe che il teatro non fosse considerato un optional ma qualcosa di serio e concreto, per me sarebbe un piccolo sogno che si realizza.
      Non ho mai pensato di diventare un'attrice professionista ma forse se avessi continuato lo avrei fatto davvero.
      Inoltre voglio assolutamente vedere il tuo Godot prima o poi! Che parte hai?

      Ad ogni modo Marcello non è mai troppo tardi per ricominciare e sono sicura che quando il teatro ci accoglie non ci abbandona mai più!

      Grazie per aver condiviso i tuoi ricordi! Il teatro unisce sempre :-)

      Un abbraccio!

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    2. Che bello leggervi, davvero il teatro unisce, c'è quase che un altro linguaggio, hehe ho capito poco di quel che avete detto, però e bello vedere che condividi la stessa sensazione per il teatro.

      Un abbraccio forte!!!

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