La mia personale mattina dopo...


LA MIA MATTINA DOPO


Vi ho già parlato di una mattina dopo, quella descritta da Calabresi nel suo libro.
Questa volta invece voglio raccontarvi la mia mattina dopo: quella dopo uno spettacolo teatrale.

Nel 2011 (anno più, anno meno) ho intrapreso un percorso teatrale che è durato circa quattro anni. In questo lungo periodo ho affrontato vari palchi, personaggi e spettacoli. Dietro tutto questo però c’era una mia personale preparazione. Prima di sapere cosa dovevo dire, ovvero quale fosse il testo, io avevo bisogno di sapere chi dovevo essere su quel palco, quale personaggio sarebbe entrato nella mia vita per quel breve periodo di tempo.
Una volta studiato il personaggio passavo al testo e lo ripetevo fino a quando non ero assolutamente sicura di averlo imparato davvero bene.
Il giorno dello spettacolo la tensione era alta ma ero certa del lungo e minuzioso lavoro che avevo dedicato a quel progetto. Una volta salita sul palco tutto cambiava, non ero io, ero quel personaggio e le parole fluivano naturalmente senza dover pensare, senza alcuno sforzo di memoria. Semplicemente viaggiavano da sole. Era una sensazione strana e forte allo stesso momento, una scarica di adrenalina così intensa da lasciarmi inebriata per ore!


Il momento più delicato però era la mattina dopo. Gli spettacoli immancabilmente finivano a sera inoltrata e quindi andavo a dormire tardi. Ma quella notte niente sarebbe stato uguale alla precedente. Dormivo poco e non riposavo davvero. La mattina mi alzavo sempre presto con una sensazione strana, un piccolo vuoto, una piccola assenza si insinuava nel mio cuore e mi rendeva triste e malinconia. Era come se quel pezzetto della mia vita fosse andato via e non potesse più tornare. Mi sentivo triste per la fine di un percorso ma felice per averlo fatto, due sentimenti contrastanti ma che riuscivano a coesistere perfettamente dentro di me.
Tuttavia era davvero difficile affrontare la mattina dopo uno spettacolo, soprattutto perché mi trovavo da sola con i miei pensieri e con un silenzio a volte più assordante del rumore stesso.
Ogni volta che penso a quel periodo rivivo tutte quelle sensazioni; non mi pento di averle vissute ma adesso sono contenta di avere una mattina dopo più tranquilla e di poterlo raccontare con il mio primo vero grande amore: le parole.

Grazie per aver dedicato ancora una volta del tempo ai miei scritti.

Un abbraccio “mattutino” a tutti.

La vostra Blogger,

Giulia

Commenti

  1. La mattina dopo è un concetto a se stante. La mattina dopo è un coacervo di sensazioni. Nel tuo caso è uno spettacolo, per altri potrebbe essere legato a un evento che va oltre le giornate ordinarie. Mi viene in mente anche il caso di chi possa vivere sempre "la mattina dopo" perché è molto emotivo o perché vive una eterna tensione. Se penso alle mie mattine dopo, sono tutte legate ad eventi. La mattina dopo la prima volta, la mattina dopo la prima che ho preso la parola in aula, quelle dopo gli esami all'università, o dopo un concerto. Vale anche la sera dopo una sbronza? Hai presente quelle forti? Quelle che al mattino non ti ricordi niente ma hai solo un mal di testa atroce? Quella pure è mattina dopo... AH! Quando ero giovane e scavezzacollo! Ho un ricordo di una mattina dopo, una su tutte, legata ad un brutto ricordo. Mi ricordo il senso di rabbia, frustrazione, impotenza alla fine di una notte più buia delle altre. Le mattine dopo viaggiano al pari con le notti memorabili.

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    1. wow... la mattina dopo un viaggio, Marcello, grande!!!
      La mattina dopo la fine di un libro che ti è stato accanto notti dopo notti... la mattina dopo il mio compleanno di 38 anni, nel ottobre scorso, quando mi sono accorta che tornavo ad essere io stessa dopo una brutta separazione in aprile... questa mattina mi ha davvero colpito il cuore, perché sembrava che mi svegliavo dopo tre anni e mezzo di un sogno intenso e brutto, dov'ero anche io un personaggio spaventato, triste, che non sarei mai... la mattina dopo scoprire che tornavo ad essere io, tornavo a leggere, studiare, scrivere, anche in italiano, a sentire finalmente l'area!!
      Ma e quanti personaggi ancora dovremmo fare nella vita?

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    2. Pirandello ha scritto "Sei personaggi in cerca d'autore", qui gli autori siamo noi. Decidiamo noi quali personaggi essere e come interpretarli. Tu hai fatto qualcosa di molto bello, hai scelto te stessa, Telma, e hai fatto bene :-)

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  2. Le notti buie passano e tu sei stato bravo, le hai superate e sono convinta che ne sei uscito a testa alta :-)

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  3. Forse il vuoto della mattina dopo sia il vuoto di quello che sei stata e che non tornerà più; il vuoto lasciato per quel personaggio; è entrato in te, tu sei uscita, ora lui esce, e tu torni... ora una, ora due, torna ad essere una... il vuoto di quel che c'è stato solo per una notte... il vuoto per i sentimenti, pensieri, parole diverse, la storia di quel essere che non essendo tu, ancora sei tu...

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  4. Grazie Telma! E' vero... in ogni personaggio c'era sempre un pezzettino di me anche se non ero io davvero... Ciò che hai scritto è davvero molto profondo! Un abbraccio <3

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  5. Pensavo dopo leggere Marcello, ma e quanti personaggi ancora dovremmo fare nella vita? Meno male che abbiamo sempre una mattina dopo!!!! :)

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  6. Di giorni dopo eventi che mi hanno segnato ce ne sono tanti, ma il primo che mi è venuto in mente è la notte dopo la perdita di mio padre. Questo evento mi ha cambiato profondamente, avevo 24 anni, il mio papà si chiamava Francesco ed era da tempo malato e condannato da un momento all'altro a morire, ma io speravo comunque che non fosse vero.
    La mattina dopo la sua morte, mi sono sentita svuotata di tutto l'amore che mi aveva donato ed ho pensato che tante volte l'ho fatto arrabbiare e non avrei voluto, di quanto ancora avevo bisogno di lui. Ero a pezzi, ma dovevo rimettermi in piedi, tutto sarebbe cambiato da quel momento in poi, la mia priorità sarebbe stata la vita, la dovevo vivere appieno anche per lui, glielo dovevo.
    Quindi penso che nella nostra vita tanti momenti sia belli che brutti ci portano a guardarci dentro, ed è giusto farli diventare un carburante per essere persone migliori.

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    1. La perdita di una persona cara ci costringe a reagire e ad andare avanti. Però il suo ricordo non ci abbandonerà mai e questa persona vivrà per sempre nei nostri pensieri. Le nostre esperienze di ci guidano e ci aiutano a capire cosa fare. Grazie per il tuo pensiero Maria Rosaria. E' davvero molto bello. Un abbraccio.

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  7. M'ha fatta ricordare lo filosofo brasiliano Leandro Karnal, che parla sul vuoto di perdere i genitori. Dice che si cresce in tal modo non havere più il posto di figlio, non sò bene spiegare in italiano, ma che è un vuoto che non ci lascia più. Mi è colpito questo. Mi dispiace, Maria, che così giovane hai perso il tuo padre per una brutta malatia.

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